A tutti gli emigranti di ieri e di oggi

Il carro era pieno di masserizie. Gli uomini si alternavano a spingerlo fino alla ripida mulattiera che portava sulla strada principale.
Sull’uscio di una stalla, un giovane teneva le mani della sua fidanzata; le sussurrava dolci parole e la promessa che sarebbe tornato e lei sorrideva, ma una lacrima scivolò sul viso ugualmente.
Alcune case erano chiuse: le porte e le finestre sbarrate davano l’idea di un precoce abbandono.
Un cane abbaiava in cerca del suo padrone e le galline raspavano libere sulla strada e nessuno badava a loro.
Emilio guardava soddisfatto i suoi nuovi zoccoli. Li aveva costruiti suo nonno: era un artista, il nonno, ma sarebbe rimasto in paese.
Diceva che era troppo vecchio per andare nel nuovo continente; quelli erano posti per giovani come Emilio.
– Chissà come sarà grande l’America! – pensò il ragazzo.
Il carro aveva preso una velocità pericolosa e gli uomini urlando e imprecando, cercavano di frenare la sua corsa. La madre di Emilio urlò al ragazzo di non stare vicino alle ruote del carro. Alcuni giovani presero il comando della carovana per dimostrare che d’ora in avanti erano loro a guidare tutto il gruppo, e il padre di Emilio era ancora più avanti, con la testa alta, fiera, e i suoi occhi guardavano lontano, pensando a un futuro senza certezze.
Le donne seguivano il carro con la testa china, dimesse, come se fosse la processione della Madonna del Carmine, e quando passarono davanti alla chiesa del paese, si fecero il segno della Croce perché sapevano che non l’avrebbero più rivista.
I bambini si rincorrevano intorno al carro urlando al cielo la loro gioia. Per loro, quel viaggio, era un gioco, un’avventura.
Emilio si voltò per un’ultima volta a guardare le case, il campanile e i poveri campi coltivati che circondavano il perimetro del paese. I castagni nel bosco erano in fiore e la poiana girava lentamente, in alto, molto in alto, scrutando la sua zona di caccia. Sulle vette più alte dei monti si vedeva ancora il bianco della neve e i pastori avevano portato le prime greggi di pecore all’alpeggio. Il ragazzo salutò suo nonno che osservava, con il bastone e il cappello in mano, ritto come un fusto, il cammino dei suoi cari per l’ultima volta. Vide la sua mano alzarsi per salutare quella carovana di uomini in cerca di una speranza. Emilio era sicuro di aver visto suo nonno coprirsi la faccia con le mani. Sentì un grande dolore dentro il petto e gli venne voglia di piangere, ma represse le lacrime che stavano per arrivare. Quando guardò di nuovo lassù, sul promontorio, suo nonno non c’era più. C’era solo il silenzio che incombeva sulla valle, rotto ogni tanto dallo stridere delle ruote del carro.

Domenico Bertoli