Superare le RSA: serve un nuovo modello di cura e assistenza degli anziani

È tempo di ripensare le politiche socio-assistenziali in una Lunigiana sempre più vecchia. A colloquio con il medico geriatra Severino Filippi

Immagine d'archivio dell'interno di una Rsa.
Immagine d’archivio dell’interno di una Rsa.

Ne abbiamo già parlato nelle scorse settimane: l’invecchiamento della popolazione in Lunigiana sta assumendo proporzioni preoccupanti. In Lunigiana gli over 65 nel 2019 erano 16.256, il 30,7% dei circa 52 mila abitanti censiti; dei dieci comuni della Toscana con l’età media più alta, cinque sono lunigianesi, a partire da Zeri, che con i suoi 58,4 anni di età media è il comune più “vecchio” della regione. Quali saranno le implicazioni in termini di politica sociale e sanitaria che porterà il progressivo invecchiamento della popolazione, con il suo carico di fragilità e problemi? La pandemia di questi mesi ha messo in luce più di una criticità, come ci ha confermato Severino Filippi, medico di base a Pontremoli e geriatra: “L’isolamento domestico, la riduzione dei contatti sociali, il differimento di cure mediche, la riduzione dell’attività motoria, hanno generato altre conseguenze negative sulle condizioni fisiche di molti ed incrementato disuguaglianze di salute”. Il Covid, per il medico pontremolese, da un lato ha messo in evidenza la maggior capacità degli anziani, rispetto alle giovani generazioni, nel gestire lo stress delle restrizioni e dell’isolamento. Hanno cioè mostrato la capacità di ottimizzare le proprie emozioni, mettendo in moto dei “dispositivi di protezione emotiva” e mostrando una sorprendente resilienza, ad esempio familiarizzando con smartphone e messaggistica elettronica per comunicare con famigliari o medici.

Un infermiera assiste un'anziana signora
Un infermiera assiste un’anziana signora

Dall’altro lato, però, ha mostrato tutti i limiti di un’assistenza impostata sulle Residenze Socio-assistenziali (RSA), messe in crisi dalla diffusione dei contagi: “Il dibattito sul superamento delle RSA è iniziato”, racconta Filippi. “Sono strutture che non hanno superato lo “stress test” pandemico. Progettate per essere un supporto sociale non hanno retto all’invasione della fragilità. è necessario ormai ridefinire ed elevare gli standard di qualità, le dotazioni di medici, infermieri e fisioterapisti riorganizzando l’assistenza a lungo termine”. Pensare ad una società di anziani significa non solo compiacersi dell’aumento della speranza di vita, ma “soffermarsi a valutare la qualità di questa vita aggiunta ed il tipo di bisogno assistenziale che ne deriva”: emerge dalle parole del medico la necessità di diversificare l’assistenza agli anziani in base ai vari livelli di intensità di cura e assistenza, creando contesti di vita diversificati in base alle caratteristiche degli ospiti: “Non più solo residenze usate come contenitori multiuso di cronicità varie, spesso troppo grandi e generaliste, ma assistenza nei luoghi di vita dove si combatte la cronicità”. Le direttrici in materia di assistenza contenute nel Piano di Ripresa e Resilienza che in questi giorni il governo ha presentato sembrano andare in questa direzione: case della Comunità, rafforzamento dell’assistenza domiciliare, ospedali di Comunità, telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari sono le linee guida del documento. L’auspicio del dottor Filippi, di fronte agli investimenti che il Paese si appresta a fare su questo fronte, riguarda l’attenzione ai diversi contesti locali: “è positivo che si miri a rafforzare la prevenzione e l’assistenza sul territorio e l’integrazione fra servizi sanitari e sociali, ma il modello deve essere adattabile alle diverse situazioni territoriali”. Invecchiare in un paese della Lunigiana, insomma, è diverso dall’invecchiare in una grande città e i modelli da mettere in campo non possono essere gli stessi. (d.t.)

Oltre la casa di riposo: l’esperienza di Tiedoli

Una delle strutture recuperate per l'assistenza agli anziani a Tiedoli
Una delle strutture recuperate per l’assistenza agli anziani a Tiedoli

Tiedoli è una frazione di Borgo Val di Taro passata dai 680 abitanti del dopoguerra ai 75 residenti ufficiali – ma gli abitanti stabili non erano più di 35 – del 2000. È qui, non troppo lontano dalla Lunigiana, che è in corso un’esperienza pionieristica di assistenza e cura con un duplice obiettivo: da un lato, offrire agli anziani un’alternativa alle case di riposo sotto forma di appartamenti dove potere vivere da anziani – anche in condizioni di non autosufficienza – in un contesto sociale di tipo “famigliare”, conservando l’autonomia e scegliendo tempi e ritmi della propria quotidianità; dall’altro, mantenere in vita un paese di montagna altrimenti destinato a cessare di esistere a causa dello spopolamento. Il progetto aprì le porte ai primi anziani della frazione nel 2004. Nessuna speculazione immobiliare o nuovo cemento: l’associazione dei tiedolesi emigrati a Londra acquistò quattro edifici in disuso nei pressi della Chiesa e li mise a disposizione della causa. Con un investimento pubblico di 360 mila euro fu ricavato un complesso di sette unità abitative a cui, nel 2010, fu aggiunto un “giardino d’inverno”, un’area chiusa collettiva dedicata alla socializzazione e alla vita in comune degli ospiti durante la stagione fredda, finanziato da Fondazione Cariparma. L’attività di assistenza domiciliare, dalla ristorazione alla lavanderia, dalla pulizia degli alloggi alla socializzazione, oltre che le attività di primo intervento, sono affidate ad una portineria sociale aperta 24 ore su 24, gestita da una cooperativa sociale che, in collaborazione con il comune di Borgotaro, si occupa di tutti gli altri bisogni: commissioni personali, spese giornaliere, visite mediche, parrucchiere, etc. Per gli spostamenti gli anziani vengono accompagnati dall’operatore, o prenotando il servizio di Prontobus. L’accoglienza a Tiedoli è aperta a residenti nel comune di Borgotaro e nei comuni limitrofi. L’affitto mensile è di circa 650 euro al mese, per un residente, 700 per un non residente. Il Fondo per le non autosufficienze della Regione Emilia – Romagna copre il resto dei costi di gestione, circa il 45% del totale. Il progetto assistenziale di Tiedoli come tutte le esperienze pilota ha margini di miglioramento, ma ha ricevuto numerose attenzioni nazionali e internazionali e addirittura un libro pubblicato in Germania con l’obiettivo di poter replicare in territorio tedesco l’esperienza della Val di Taro.

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