Tanta neve e impianti chiusi: a Zeri una stagione tra danno e beffa

L’emergenza sanitaria azzera l’inverno. Per Zeri un mancato giro d’affari da un milione di euro

Una pista della stazione sciistica di Zum Zeri
Una pista della stazione sciistica di Zum Zeri

“Una vera e propria beffa”, così il sindaco Cristian Petacchi commenta la fine della stagione invernale nel territorio comunale di Zeri. Una stagione turistica mai iniziata, nonostante da decenni non si ricordasse una tale quantità di neve, caduta tutta tra dicembre e gennaio: il Covid-19 e le misure di contenimento della pandemia hanno impedito di sfruttare al meglio tutta quella “manna” caduta dal cielo. Petacchi prima di essere eletto primo cittadino è stato gestore della stazione sciistica di Zum Zeri e dunque sa bene che cosa significhi preparare gli impianti, battere le piste, predisporre tutte le strutture per accogliere appassionati e turisti. “Gli altri anni – commenta – aspettavamo la neve, ma il più delle volte le precipitazioni erano contenute o quasi del tutto assenti oppure arrivavano troppo tardi. Per Zeri le cose cambiano se la stagione inizia a dicembre e se in concomitanza delle feste di Natale e di fine anno gli impianti sono aperti e si può sciare. E questa sarebbe stata la stagione ideale visto che è nevicato dai primi giorni di dicembre fino a gennaio inoltrato”.

Il sindaco di Zeri Cristian Petacchi
Il sindaco di Zeri Cristian Petacchi

Alla stazione era tutto pronto: il gestore aveva provveduto al collaudo degli impianti di risalita, preparato il rifugio, provveduto a “curare” la neve man mano che cadeva arrivando ad avere più di un metro di manto bianco perfettamente battuto che avrebbe resistito a lungo. Purtroppo l’epidemia ha impedito l’apertura dello “Zum” con un danno enorme per un comune piccolo e di frontiera come Zeri. Chiediamo a Petacchi di provare a quantificarlo questo danno economico per il territorio. “Difficile fare una stima – commenta – ma tre mesi e più di mancata apertura della stazione sciistica con le condizioni ideali che avevamo sono costati non meno di 300mila euro di mancati incassi. Poi c’è tutto l’indotto per il territorio: le piste aperte significano centinaia di persone che arrivano nelle seconde case e magari le affittano. Poi frequentano bar e ristoranti o acquistano prodotti nei negozi della zona. Infine si attiverebbero decine e decine di posti di lavoro stagionali: le assunzioni necessarie per far funzionare impianti e rifugi a Zum Zeri, quelle nei locali… Insomma non siamo molto lontani da un giro di denaro di un milione di euro”. Sarebbe stata davvero una bella ventata di ottimismo per il territorio, invece ai mancati introiti si aggiunge la frustrazione per non aver potuto sfruttare tutta quella neve caduta in poche settimane e che a Zeri avevano atteso per anni.

La seggiovia su di una pista della stazione sciistica di Zum Zeri
La seggiovia su di una pista della stazione sciistica di Zum Zeri

Ci sono poi le spese sostenute dal Comune per far fronte all’emergenza: il sindaco ha chiesto il riconoscimento di stato di calamità e il rimborso delle somme spese per gli interventi di somma urgenza. Dalle strade sono state tolte vere e proprie montagne di neve, sui tracciati sono state distribuite tonnellate di sale; poi ci sono le frane e gli interventi più diversi. Tutti lavori effettuati un po’ in economia con i pochi uomini e mezzi del Comune, ma tanto è stato affidato a ditte e cooperative esterne con spese che hanno superato i 100mila euro, una cifra enorme per un piccolo Comune e che Petacchi spera di vedere tornare nelle casse comunali. Comunque si guarda anche al futuro con progetti di rinnovo e rilancio di Zum Zeri: ancora nei giorni scorsi ci sono stati incontri in videoconferenza tra gli amministratori dei Comuni toscani del circuito neve e si è parlato anche di investimenti. Per Zeri, tra le altre cose, si spera in un impianto di innevamento artificiale con relativo bacino idrico per l’approvvigionamento dell’acqua necessaria. Tutta da valutare invece la situazione del PalaZum, la struttura ai piedi delle piste da sci la cui copertura è crollata nel gennaio scorso sotto il peso della neve; di proprietà dell’Asbuc (l’associazione che gestisce i beni del demanio civico) aspetta ancora di essere liberato dal pericolo rappresentato dalle strutture crollate e di conoscere il proprio destino. Intanto, però, con l’arrivo della primavera si guarda al turismo di villeggiatura ed escursionistico per il quale, anche quest’anno, il Comune sta programmando la manutenzione dei sentieri con le associazioni del territorio per consentire ai turisti di svolgere una delle attività più richieste.

Paolo Bissoli

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