La felicità è paziente conquista

Il 20 marzo scorso, l’Onu ha celebrato la Giornata mondiale della felicità: una iniziativa che è stata istituita nel 2012, partendo dall’idea che la sua ricerca sia “uno scopo fondamentale dell’umanità”. I ritmi, le sollecitazioni, la frenesia del nostro tempo ci fanno entrare fin da piccoli nel frullatore del “così fan tutti”, consegnandoci alla logica, a lungo andare perdente, dell’attimo presente, lontani anni luce dalla dimensione del futuro e tanto meno dell’eterno.
Senza la percezione dell’avvenire, ci si illude di escludere le avversità, dolore compreso, sbarrando le porte alla gioia e alla speranza, rifugiandoci, sovente, nelle “pillole della felicità”, ossia negli psicofarmaci con effetti alquanto negativi. Lo scopo perseguito dall’Onu è altro e molto più alto, in quanto include una equa ed equilibrata crescita economica capace di promuovere lo sviluppo sostenibile ed il “well–being” (benessere) per l’intero Pianeta.
Come ci ricorda sempre Papa Francesco, con il Covid 19 abbiamo capito, anche se nel modo più doloroso possibile, che da soli non andiamo da nessuna parte. Abbiamo bisogno di riflettere per comprendere ciò che è veramente utile, esercitando la capacità di discernimento su quello che conta davvero per noi e per gli altri. Una giornata che, in piena pandemia, potrebbe sembrare fuori luogo mentre, in effetti, ci fa prendere coscienza che la felicità personale, a tutto tondo, quella che fa mancare il respiro in un turbinio di emozioni, con l’adrenalina a mille è assolutamente occasionale e fugace.
Al contrario, la serenità ha un fascino diverso, è uno stato mentale che dura nel tempo. È quel vestito che va bene per tutte le stagioni e che permette di vivere in pienezza il dono della vita, senza bisogno di lunghe scadenze. A proposito non si può non ricordare la risposta di S. Madre Teresa, che si definiva “una matita nelle mani di Dio”.
A chi le chiedeva che cosa fosse la felicità, rispondeva: “Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere dei figli, di vederli sistemati, di perdere dieci chili. Non aspettare che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno.
Non c’è momento migliore di quello che vivi per essere appagato e sereno, anche felice. Perché la felicità è un percorso, non una destinazione. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi, ma la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Finché sei vivo, sentiti vivo. È quanto basta alla serenità interiore”. Il segreto sta, quindi, nel sentirsi vivi. Sempre e comunque.
Si vive una volta sola, è vero, “ma se lo fai bene, per te e per gli altri, una volta è più che sufficiente”, aggiungeva Mae West. E non suoni irriverente il passaggio dalla piccola, grande suora santa alla trasgressiva attrice. La saggezza è dei santi, ma, qualche volta, anche noi, poveri peccatori, possiamo arrivare a pensieri saggi!

Ivana Fornesi