Il 25 marzo e la festa nel borgo dell’Annunziata

Un tempo era una comunità numerosa

Veduta aerea della chiesa e del convento della SS. Annunziata

Sono questi i giorni della festa della SS. Annunziata che per secoli hanno visto nel sobborgo di Pontremoli lo svolgimento della fiera omonima che affiancava i solenni festeggiamenti nel santuario costruito a partire dal 1471. Complice la pandemia, si dovranno aspettare tempi migliori per tornare ad approfittare del banchetto con i tradizionali lupini e ramaini, ultimi testimoni di una tradizione secolare che ancora negli anni del secondo dopoguerra vedeva il borgo “invaso” dalle bancarelle con le giostre occupare il greto della Magra. Del resto – come ricorda Giuseppe Bucchioni nel suo “Il borgo della SS. Annunziata di Pontremoli” (2016) – la località un chilometro a sud del centro storico pontremolese “continuò ad avere una sua vivacità fino al termine degli anni Sessanta del Novecento, con i suoi vari negozi, le sue osterie, le sue officine, le sue fiere, le sue feste”.
Solo nella via interna del borgo e sulla piazza, l’autore ha contato la presenza di un cinema parrocchiale; di sei tra cantine, osterie e trattorie; di sei negozi di alimentari o di frutta e verdura. E poi un forno, una latteria, una macelleria, un negozio di tessuti, tre calzolai, una barberia, un’officina di biciclette, una bottega da stagnino, una falegnameria, l’officina di un fabbro, un ufficio e magazzino per le pelli. Una trentina di attività alle quali bisognerebbe sommare quelle che erano al di fuori del nucleo storico, distribuite al piano terra delle case lungo lo svolgersi della strada nazionale. 

Una realtà vivace quella “della Nunziata”, dove nel 1951 – scrive ancora Bucchioni – vivevano decine e decine di nuclei familiari. Ancora prendendo a riferimento la sola parte più antica, Bucchioni elenca ben 86 famiglie che il primo censimento dopo la seconda guerra mondiale aveva verificato residenti nelle case tra l’ingresso nord del borgo, la piazza che si affaccia sul ponte e il convento.
In totale poco meno di trecento persone, circa la metà di tutte quelle che risiedevano all’interno dei confini della parrocchia.
Un numero che oggi desta una certa sorpresa se messo a confronto con le presenze attuali e che da solo è sufficiente a descrivere quanto fosse viva e produttiva una comunità nata attorno al santuario e in cinque secoli cresciuta tra “le Lame” e San Lazzaro fino agli anni della emigrazione e dell’inesorabile spopolamento.              
(p. biss.)