In 40 anni dimezzati i giovani della fascia 15-19 anni e ridotti di un terzo quelli sotto i 5 anni
Le iscrizioni al primo anno dei cicli scolastici di scuola primaria e secondaria per il 2021/22 si sono appena concluse; a breve sarà disponibile il quadro preciso delle scelte effettuate dalle famiglie: si tratta di dati importanti perché determineranno le successive scelte di politica scolastica: dall’eventuale accorpamento di classi di indirizzi diversi alla predisposizione degli organici di personale docente e Ata (in primavera e estate), fino al futuro dimensionamento scolastico (in autunno), con il quale, a livello provinciale, si decide per l’anno successivo la soppressione di plessi o di indirizzi di studio alla scuola secondaria, l’istituzione di nuovi percorsi formativi, l’accorpamento di istituti scolastici. Nelle aree interne come la Lunigiana questi numeri giocano un ruolo centrale: per l’offerta formativa proposta agli studenti, per i benefici effetti che una istituzione scolastica porta in campo socioculturale, ma anche per l’indotto occupazionale ed economico e per l’immagine che la presenza di un polo scolastico (soprattutto per quanto riguarda le superiori) conferisce al luogo in cui è situato. Si tratta di temi importanti, come testimoniano le campagne pubblicitarie prodotte da singoli comuni o dall’Unione di comuni negli scorsi anni in periodo di preiscrizione, le roventi polemiche che talvolta queste hanno suscitato, i dibattiti sull’emigrazione scolastica e sull’efficacia del trasporto pubblico locale nell’assecondare le esigenze della popolazione studentesca.

Ma prima degli open day (quest’anno ripensati in telematico per via della pandemia), dei dati Eduscopio da occultare o da ostentare a seconda dei loro esiti, dei progetti o dello stato degli edifici scolastici è con i numeri della platea di ragazzi da orientare che bisogna fare i conti. Si tratta di dati che indicano una realtà crudele: se tutta l’Italia vive da anni un triste inverno demografico, nella provincia di Massa e soprattutto IN Lunigiana, questo dato assume contorni drammatici. A dircelo sono i censimenti generali della popolazione dal 1981 al 2011 e dell’anno più recente – il 2019 – dei censimenti permanenti che da pochi anni hanno preso il posto delle rilevazioni decennali. Prendiamo la popolazione che fa riferimento alle scuole superiori. I numeri, rilevabili sul data warehouse di Istat e sul sito di Regione Toscana ci dicono che nel 1981 la popolazione da 15 a 19 anni residente in provincia di Massa (non tutti studenti, ovviamente, ma il dato approssima bene la realtà scolastica) contava 15.197 persone. Nel 2019 era quasi dimezzata: 7.914. In Lunigiana, nella stessa fascia di età si è passati dai 3.857 ai 1.966 ragazzi (-49%), mentre nei comuni della Costa si è passati da oltre 11 mila a poco meno di 6 mila ragazzi (-47%). Il trend è comune a tutte le fasce di età.

Se si osservano, per esempio, i bambini della fascia inferiore ai 5 anni – quelli che “alimentano” il flusso verso il primo ciclo della scuola dell’obbligo – nel 1981 in provincia erano 9.830, molti di meno dei 15-19, a testimoniare un declino demografico allora già in corso. Oggi sono 5.775. In Lunigiana sono passati da 2.236 a 1.455: un -35% che nei comuni più piccoli ha raggiunto punte del -78%. E tra Massa, Carrara e Montignoso si è passati da 7.594 a 4.320: -43%. E se la situazione non è ancora più drammatica lo si deve all’immigrazione, come mostrano i grafici che riportiamo: tra i censimenti del 2001 e del 2011 la natalità afferente alla popolazione giunta da fuori Italia ha permesso sia in Costa che in Lunigiana una ripresa dei numeri nelle fasce 0-4 anni e 5-9 anni e una sostanziale tenuta delle fasce 10-14 e 15-19 anni. Ma come era prevedibile, l’effetto migratorio sta scemando. Se nei comuni apuani i numeri assoluti di giovani consentono alla politica scolastica di non operare scelte eccessivamente traumatiche, la Lunigiana nella sua interezza si trova di fronte ad un fenomeno dalle conseguenze devastanti, e la scuola è solo il primo ambito che ne subisce gli effetti. L’accorpamento degli istituti superiori, le difficoltà a costruire classi “piene” senza sdoppiamenti in più indirizzi, la vita sempre più incerta dei plessi dei comuni più piccoli e periferici, le guerre politiche sulla scuola – come quella recente a Fivizzano – sono il termometro di una Lunigiana nella tormenta dell’inverno demografico. (Davide Tondani)



