Nessuno è al di sopra della legge, nemmeno Donald Trump

Primo passo della Camera Usa per la messa in stato di accusa del presidente uscente

Nei giorni precedenti l’insediamento di Joe Biden, il Congresso americano si è trovato ad avviare la procedura di messa in stato di accusa del presidente uscente Donald Trump per aver incitato alla violenza i suoi sostenitori riuniti a Washington per contestare la vittoria di Biden e il riconoscimento ufficiale del fatto da parte del Congresso stesso.
Un fatto senza precedenti nella storia degli Usa e che ha avuto conseguenze gravissime: gli assalitori hanno preso d’assalto il Campidoglio, saccheggiato gli uffici e colpito con un estintore un poliziotto, morto poco dopo. Quello stesso giorno è morta anche una donna californiana, uccisa dagli agenti che cercavano di proteggere l’aula dove si svolgeva la seduta congiunta e ci sono state altre 3 vittime per problemi di salute aggravati dall’assalto.
È stata la portavoce della Camera Nancy Pelosi a firmare il capo d’accusa, che poi è stato approvato con un voto di 232 a 197 a favore dell’impeachment. In tal modo, ha affermato Nancy Pelosi, “la Camera ha dimostrato che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno il presidente degli Stati Uniti”. Nello stesso tempo ha espresso il suo sconcerto per aver dovuto muovere un’accusa che “spezza il cuore” e cioè che un presidente abbia incitato all’insurrezione.
Trump, quindi, sarà il primo presidente ad essere messo in stato d’accusa ben due volte. Dieci repubblicani si sono uniti ai democratici nel votare per l’impeachment, tra questi, la più importante è Liz Cheney (Wyo), presidente della Conferenza repubblicana della Camera, figlia del vicepresidente Dick Cheney e numero 3 per il partito repubblicano alla Camera. L’esito del procedimento è, comunque, molto incerto. La parola è passata al Senato, chiamato a esaminare l’articolo della Camera e decidere se condannare o meno il presidente.
I tempi di condanna e rimozione sono molto stretti, poiché tutto dovrebbe essere concluso prima dell’insediamento di Biden il 20 gennaio. A quel punto, il procedimento potrebbe assumere la funzione di monito per il futuro e scoraggiare un presidente che volesse pensare di assumere comportamenti illegali. Il Paese, comunque, risentirà a lungo di questo clima di profonda divisione favorito da Trump. La sua uscita di scena dalla Casa Bianca non guarirà in modo automatico il Paese da violenza e divisioni.
“Il percorso verso la comunione inizia ammettendo ciò che abbiamo fatto e ciò che non siamo riusciti a fare. Sia per la Chiesa. Sia per il Paese”, ha dichiarato Matt Malone, editorialista della rivista cattolica “America”. Donald Trump non sarà presente all’ingresso del nuovo eletto, mentre dovrebbero partecipare alla cerimonia di inaugurazione, completamente “rivisitata” a causa delle misure di sicurezza e della pandemia, il suo vice Pence e gli ex presidenti Obama, Bush e Clinton.

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