Ripensiamo i modelli di sviluppo anche nella nostra diocesi

L’esplicito invito presente nel messaggio dei vescovi toscani pubblicato a fine luglio

Il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza Episcopale Toscana. Qui con Papa Francesco.
Il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza Episcopale Toscana. Qui con Papa Francesco.

Partendo dalle “dolorose esperienze di questi mesi” i vescovi toscani, nel messaggio reso noto a luglio, si chiedono “se non sia il caso di ripensare i modelli sociali, economici e culturali che hanno caratterizzato sinora la convivenza civile e la vita delle persone”. Le indicazioni dei nostri pastori appaiono ancor più significative e stimolanti perché rivolte alle forze politiche che si confrontano per le elezioni in diverse Regioni, compresa la nostra.
Dopo un forte richiamo a tutti ad esercitare il diritto di voto, i vescovi chiedono un forte impegno da parte di imprenditori e lavoratori perché ”valorizzare le nostre ricchezze ambientali e culturali implica una saggia e concorde politica delle infrastrutture”. Questo ci rinvia alla nostra realtà marmifera: da qualche anno stiamo, infatti, assistendo ad un forte contrasto tra l’escavazione del marmo e la città di Carrara.
Non c’è dubbio sia necessario puntare ad una più alta trasformazione del marmo nel nostro territorio, come in anni passati, anziché vedere il passaggio di blocchi diretti al porto o di sassi che imboccano l’autostrada diretti a nord, ma se vogliamo raggiungere obiettivi di lavorazione in loco, valorizzando anche i piccoli laboratori e l’artigianato, la strada meno indicata è quella dello scontro.
È la politica che deve assumersi questa responsabilità attraverso gesti impegnativi. In tema di “ecologia integrale”, il messaggio ci richiama ad un “uso corretto delle risorse naturali e rispetto dell’ambiente, nella consapevolezza della connessione tra crisi ambientale, crisi sociale e crisi antropologica”, chiedendo “se non sia doveroso alleggerire i centri urbani e favorire il ritorno nelle campagne rivitalizzando così i piccoli centri”. Se questa esortazione tocca marginalmente il territorio lunigianese, altrettanto non si può dire per la zona di costa; se Massa mantiene più o meno inalterata la presenza in città, altrettanto non si può dire di Carrara. Qui l’esodo verso il mare, iniziato negli anni sessanta, ha ridotto notevolmente la presenza in città e svuotato in larga misura i paesi a monte.

Massa, la facciata della cattedrale
Massa, la facciata della cattedrale

Appare abbastanza incomprensibile perché questi ultimi, sia a Carrara che a Massa, con l’unica eccezione di San Carlo, siano stati lasciati decadere costantemente anziché valorizzarne la posizione di altura a pochi chilometri dal mare. Il Messaggio dei vescovi toscani pone anche in evidenza che “la Toscana ha un tasso di natalità tra i più bassi d’Italia” e, aggiungo io, Massa Carrara lo ha ancora più basso.
Nel report di ricerche sulla nostra diocesi commissionato al professor Burgalassi nel 2016, si evidenzia chiaramente il ridottissimo numero di bambini che nascono nel nostro territorio e, di conseguenza, l’invecchiamento della popolazione residente. I pastori sottolineano poi che, in questi mesi, ci si è resi conto dell’importanza del sistema socio-sanitario del nostro Paese, il quale svolge un ruolo fondamentale particolarmente nella cura di anziani, malati terminali e disabili: categorie alle quali il mondo cattolico ha sempre guardato con particolare attenzione.
Quanto alla scuola, “ogni progetto di formazione dei giovani e quanto aggrega la vita sociale… sono molto cari e praticati dai cattolici toscani”. I pastori fanno infine riferimento alle “tante realtà nate dagli istituti di vita religiosa… che svolgono un servizio che è rivolto all’intera cittadinanza che deve essere riconosciuto e sostenuto come parte integrante del sistema scolastico regionale”. Dopo aver affermato che le chiese della Toscana “tornano a mettere a disposizione il proprio patrimonio spirituale, culturale e sociale”, i Vescovi tendono le braccia a “quanti vengono a vivere in terra toscana, che sono una risorsa da accogliere e valorizzare”.

(Fausto Vannucci)

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