La Toscana ha respinto l’assalto di Salvini

Il risultato delle urne. Il centrodestra si aggiudica le Marche ma non sfonda in Puglia

Eugenio Giani (PD), presidente eletto della Toscana con il 48,6%
Eugenio Giani (PD), presidente eletto della Toscana con il 48,6%

Tutti, partiti e cittadini, aspettavano con speranze o apprensioni la tornata elettorale del 20 e 21 settembre. In ballo c’erano il referendum e il rinnovo del governo di 7 regioni, compresa la Valle d’Aosta, dove il presidente viene eletto dal Consiglio. Grandi speranze per il centrodestra, grandi timori agitavano i sonni del centrosinistra e anche del governo. Era chiaro che la partita si giocava sostanzialmente tra Pd da una parte e Lega e Fratelli d’Italia dall’altra. I ruoli di Forza Italia, Cinque Stelle e Italia Viva erano infatti apparsi, già in campagna elettorale, secondari. Il verdetto per questi ultimi è stato deprimente.

Susanna Ceccardi (Lega) ha ottenuto il 40,4%
Susanna Ceccardi (Lega) ha ottenuto il 40,4%

I Cinquestelle escono fortemente ridimensionati in tutte le regioni, ma cercano di parare lo smacco con la vittoria nel referendum. Il centrodestra era convinto di uscire chiaramente vittorioso dalla contesa. Il suo fronte era unito mentre dall’altra parte non solo gli alleati di governo non erano uniti, ma spesso erano in forte competizione tra di loro.
Per questo la Meloni, ma soprattutto Salvini prospettavano una vittoria 4 a 2, 5 a 1 e il secondo, in qualche momento di euforia, era addirittura arrivato a ipotizzare in un 6 a 0. L’aria sembrava quella giusta. La posta era grossa, le regioni importanti: il Veneto, e lì si sapeva che non ci sarebbe stata storia, le Marche, la Campania, la Puglia, la Liguria, soprattutto la Toscana.
36regionali_datiQuest’ultima era il prestigioso trofeo che Salvini sperava di conquistare e su questo ha puntato praticamente tutto.
Il risultato delle elezioni è stato 3 a 3. Il centrodestra ha strappato al centrosinistra le Marche, ha riconquistato con una pletora di voti il Veneto, abbondantemente la Liguria, ma la Toscana, la Campania e la Puglia, malgrado qualche illusione data dai sondaggi, sono rimaste in mano al centrosinistra. I 4 governatori uscenti sono stati confermati, gli altri due se li sono divisi il Pd e FdI. La prima sorpresa di questa tornata elettorale è stata la grande affluenza alle urne. Gli italiani, malgrado il Covid, sono andati a votare in numero molto superiore alle attese. Alle regionali il 57,21%, alle comunali il 66,19%.
36sala_stampa_03Probabilmente uno degli attori importanti è stato proprio il virus. Gli italiani hanno vinto la paura ed hanno premiato i governatori che in tempo di pandemia ci hanno messo la faccia e sono intervenuti come protagonisti, assieme al governo e talvolta in forte relazione, per arginare gli effetti devastanti del morbo.
36vignettaCosì è stato per Zaia in Veneto, che però partiva da un consenso già consolidato, per De Luca in Campania, per Toti in Liguria (dove sicuramente ha pesato anche la ricostruzione del ponte Morandi) e per Emiliano in Puglia. Le illusioni di una grande vittoria erano avallate dai sondaggi che vedevano in bilico, e quindi contendibili, la Toscana e la Puglia. Ancora una volta gli elettori hanno messo a dura prova la credibilità dei sondaggisti. Nelle due regioni il divario è di oltre 8 punti percentuale.
Così il pareggio, anche se attutito dalla vittoria del rappresentante della Meloni nelle Marche, ha il sapore di una sconfitta. Soprattutto per Salvini che rischia di vedere offuscata la sua leadership nella Lega dall’incombere di Zaia e quella nella coalizione di centrodestra dalla continua ascesa della Meloni. La marcia inarrestabile di Salvini, che vede diminuire i consensi in ogni dove pur restando ancora il primo partito, dopo l’arresto in Emilia subisce un grave colpo in Toscana.
Il partito di Zingaretti esce rinforzato e nel governo e nel centrosinistra bisognerà tenerne conto, visto anche l’esito totalmente insufficiente dei Cinquestelle. Ma esce rinforzato anche Conte che ora può godere di un po’ di tempo per le riforme assolutamente necessarie.

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