Settore agroalimentare, filiera di vita

31SfogliatelleLa ripartenza, dopo il lockdown, ha posto in cima alla lista delle priorità la salute e l’occupazione, per cui non si può non riconsiderare l’importanza dell’alimentazione, legata a sua volta alla produzione agroalimentare. Un settore strategico nella lotta alla fame e alla povertà, ma centrale anche per quanto riguarda la difesa del pianeta e il controllo dei cambiamenti climatici.
Non potremo andare avanti come oggi perché, secondo la scienza, i terreni fertili saranno sempre meno, mentre i fabbisogni alimentari saranno in costante crescita. Speranze di soluzioni a problemi di tale portata sono legate in modo proporzionale all’innovazione tecnologica, ai nuovi modi di produrre ed ai nostri stili di vita.
Durante la “chiusura”, recandoci nei supermercati, abbiamo preso coscienza che il cibo esiste perché qualcuno lo produce, cominciando a ragionare su due aspetti che, in decenni di consumismo sfrenato, avevamo volutamente ignorati: la filiera agroalimentare e gli sprechi. Quintali di cibo buttati nei cassonetti, a danno di chi non ha neppure un tozzo di pane raffermo. Il momento della spesa, durante il lockdown, era divenuto quasi sacrale.
Un momento ragionato che ci ha resi attenti sui pasti da consumare; in tanti hanno imparato a fare il pane in casa, utilizzando ingredienti primari come la farina e il lievito. Insomma, abbiamo rotto gli schemi, giungendo a mettere “le mani in pasta” per saziarci. Del resto, la storia insegna che le pandemie, nella loro tragicità, sono servite a far “rallentare” gli umani, a frenare le corse dissennate.
Così, anche questo piccolo virus ha detto, e dice, che tutto può cambiare in un attimo e che, per questo, è meglio prevenire, ristabilendo equilibri, perlomeno per il cibo, con filiere agroalimentari più corte, grazie allo sviluppo di sistemi economici locali, riducendo i parametri di una massificazione oggi imperante. L’agricoltura deve essere messa in grado di far fronte alla crisi del clima, alla perdita di biodiversità, all’urbanizzazione, alla desertificazione sostenendo un’umanità che non smette di crescere nel numero.
Già ora, nei Paesi poveri, oltre 800 milioni di persone soffrono la fame e il tasso di denutrizione, della popolazione mondiale, ha ripreso a salire. L’unica risposta, dicono gli esperti, è una nuova rivoluzione verde che ha bisogno di innovazione in ogni fase dei processi: dai campi alla forchetta, per produrre più cibo utilizzando meno risorse e ridurre gli sprechi. La sfida è garantire all’umanità la sicurezza alimentare, senza avvelenare il Pianeta che ci ospita.
Allora “rilancio” è la parola chiave che ci accompagnerà per lungo tempo. E come ogni parola chiave ha bisogno, lo ha sottolineato pure il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, di uno sguardo lungo: potenziamento delle imprese, lotta al dissesto, tutela delle risorse, trasparenza e sicurezza dei cibi, sostenibilità e promozione. Magari con una spinta al “made in Italy “.

Ivana Fornesi

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