Le unità pastorali sono il futuro della Diocesi

Intervista a don Cesare Benedetti, vicario generale e delegato per la pastorale 

È uscita l’Istruzione, curata dalla Congregazione per il Clero alla quale diamo ampio spazio nella pagina seguente. Su iniziativa del Vescovo Giovanni, si sono svolte riunioni per la programmazione del prossimo anno che dovrebbe vertere proprio su questo punto. Abbiamo chiesto a don Cesare Benedetti, vicario generale e delegato per la pastorale, qualche chiarimento.

Don Cesare Benedetti
Don Cesare Benedetti

Don Cesare, dobbiamo rilevare che veniamo da un anno pastorale assai difficile. Possiamo fare un bilancio? E’ stato un anno complesso. L’epidemia ha fortemente limitato l’azione pastorale della Chiesa. Tuttavia non sono mancate iniziative diocesane e parrocchiali che hanno permesso di continuare a mantenere una relazione con i fedeli. Molti progetti già programmati non si sono realizzati: speriamo nel prossimo anno. Giova però ricordare che la solitudine – la valle oscura – che abbiamo attraversato, è stata anche un’occasione per riscoprire un volto diverso di Chiesa, che cerca la prossimità all’uomo, con tutti i mezzi possibili.

Quindi ora che cosa dobbiamo aspettarci?
Rispondo con un riferimento biblico: dissodatevi un campo nuovo, è tempo di cercare il Signore finché egli venga. Sono parole del profeta Osea. Credo che questo sia il tempo giusto per accogliere le novità, accompagnando, con i gesti del servizio, il popolo all’incontro con il Signore. Il “campo nuovo” sono la mente e il cuore aperti ad una rinnovata intelligenza pastorale. L’esperienza dell’epidemia ha indotto molti a ritenere che nulla sarà come prima. Ciò vale anche per la Chiesa e per le sue attività. Quindi se “nulla sarà come prima” dobbiamo iniziare a guardare la pastorale con occhi nuovi. In particolare, per quello che concerne la nostra Diocesi, è necessario dare avvio alla progettazione delle Unità Pastorali che, sicuramente, tracciano il cammino dei prossimi anni.

Sarà un percorso non facile…
Possono essere illuminanti alcuni “verbi” biblici tratti da Geremia: sradicare, demolire, distruggere, abbattere, edificare e piantare. Ecco, nel nostro impegno pastorale siamo chiamati a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la nascita di un nuovo stile di essere Chiesa, che spesso si configurano come pregiudizi, abitudini inveterate, presunte sicurezze, schemi mentali stantii… Già la Presbyterorum ordinis chiedeva ai sacerdoti “un compito estremamente importante e sempre più arduo da svolgere nell’ambito del rinnovamento della Chiesa di Cristo”. Siamo nel 1965! Ne è passata di acqua sotto i ponti. Non possiamo restare fermi, magari a rimpiangere un passato che non tornerà più. L’Istruzione indica una strada irrinunciabile. Se le parrocchie non diventano luoghi di annuncio e di vita evangelica sono strutture fine a se stesse che servono solo alla autoconservazione.

Negli ultimi incontri degli uffici pastorali diocesani è stato messo a tema proprio il rinnovamento pastorale…
Il Vescovo Giovanni ha chiesto di camminare spediti verso una vita di Chiesa più fondata sul Vangelo e nei prossimi mesi al centro della riflessione ci sarà il tema delle unità pastorali. Si dovranno muovere in modo autonomo, mantenendo però come elementi comuni la pastorale giovanile e il catechismo. Il Vescovo è stato chiaro: le “Unità” dovranno partire perché il cammino è definito. Avranno un proprio consiglio pastorale, mentre per gli affari economici farà capo alle parrocchie.

Il documento della Congregazione per il culto dedica ampio spazio al ruolo dei laici. Cosa cambierà nella Chiesa?
Il documento è ampio e ribadisce principi già acquisiti. La lettura fatta da giornali e televisione è stata piuttosto riduttiva e sensazionalistica. Nella logica della corresponsabilità coinvolge i laici nella costruzione della Chiesa. Dice tra l’altro che “in virtù del sacerdozio battesimale, ogni fedele è stabilito per l’edificazione di tutto il Corpo e, al contempo, l’insieme del Popolo di Dio, nella reciproca corresponsabilità dei suoi membri, partecipa della missione della Chiesa, cioè discerne nella storia i segni della presenza di Dio e diventa testimone del Suo Regno”. In diocesi già molti laici collaborano alla vita della Chiesa: occorre proseguire e intensificare la formazione pastorale. La Chiesa è il popolo di Dio: tutti, in forza del battesimo, sono chiamati a lavorare nella vigna del Signore, ciascuno con il proprio carisma. Nessuno escluso.

Renato Bruschi

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