La Fase 2 separa cittadini e commerci della Val di Magra

I vincoli di spostamento nella regione mettono in difficoltà le attività economiche. Ma la politica locale preferisce dividersi sul ponte della Bettola

Le Alpi Apuane dalla Palmaria
Le Alpi Apuane dalla Palmaria

La Fase 2 dell’emergenza è arrivata e ha portato un’amara sorpresa alla Val di Magra: il limite agli spostamenti (se non per motivi di necessità o di lavoro) all’interno della regione. Un vincolo che nelle zone di confine come la nostra, dove il tessuto economico e sociale è fortemente integrato, eleva un muro di separazione per le attività commerciali e artigianali e per le visite ai congiunti. Sebbene il DPCM sia stato annunciato in anticipo, nessuna istituzione locale si è preoccupata di sollecitare Regione o governo. Al contrario, la politica ligure e toscana hanno continuato a rivaleggiare attorno al simbolo perduto dell’integrazione delle due aree: il ponte della Bettola. La competenza Anas avrebbe suggerito una ricostruzione guidata da una regìa nazionale, che coordinasse le istanze dei due territori. Invece si è assistito, da un lato, alla politica spezzina, a trazione leghista, che vuole gestire la ricostruzione del ponte attraverso un commissario straordinario di proprio gradimento, in grado di attuare lo schema adottato a Genova per il Ponte Morandi. Dal lato massese, a guida Pd, si reclama invece la nomina di un commissario toscano (poi nominato: Enrico Rossi) con l’incredibile motivazione, espressa dal presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e dal consigliere Giacomo Bugliani, che “il ponte, fin dall’inaugurazione del 1908, fu pensato per unire Albiano e Caprigliola”, come se l’opera fosse strategica solo per le due frazioni aullesi. Alla tenzone ha prestato il fianco la ministra delle Infrastrutture De Micheli, la quale, anziché incontrare come da prassi le istituzioni dei territori coinvolti, ha interloquito esclusivamente con i politici toscani del suo partito (parlamentari, presidente della provincia, sindaco di Aulla), che hanno rilasciato dichiarazioni trionfanti, escludendo in tal modo dal confronto gli altri attori istituzionali. Intanto, nella zona, si susseguono le petizioni per sollecitare la ricostruzione e le diverse opere complementari, a loro volta stoppate da altri comitati spontanei. In un clima così esacerbato, la nobile iniziativa di sei sindaci – Bolano, Calice, Follo, Podenzana, Vezzano e Santo Stefano -, diversi per provincia e colore politico, ma uniti nel chiedere un incontro alla De Micheli in cui esporre le loro proposte comuni sulla ricostruzione e sull’assetto viario dell’area di confluenza Magra-Vara, è per ora caduta nel vuoto.

(Davide Tondani)

L’appello di Fosdinovo: “Autorizzate gli spostamenti tra le province”

Un suggestivo panorama sulla Val di Magra con in rimo piano il castello di Fosdinovo.
Un suggestivo panorama sulla Val di Magra con in rimo piano il castello di Fosdinovo.

Se le premesse sono quelle espresse nell’articolo qui sopra, inutile aspettarsi un lavoro congiunto della Spezia e di Massa rispetto ai problemi della Fase 2 dell’emergenza Covid. Nel disinteresse generale delle istituzioni, i confini stabiliti nel Congresso di Vienna, dal 4 maggio, dividono la Val di Magra impedendo la visita ad un genitore anziano o l’acquisto in un grande magazzino, anche se lontani pochi chilometri, nel caso si trovino, a seconda dei casi, in Toscana o in Liguria: un problema che non riguarda solo il fondovalle del Magra, ma l’intera Lunigiana interna che, per andare in Toscana deve “sconfinare” in Liguria. A denunciare i problemi che sarebbero emersi è stata Camilla Bianchi, sindaca di Fosdinovo, che dopo l’annuncio delle regole della Fase 2 si è rivolta ai prefetti di Massa e della Spezia in quanto “per Fosdinovo la Fase 2 diventa più restrittiva rispetto a quanto stiamo vivendo oggi”. La parte più popolosa di Fosdinovo (comune della Lunigiana, quindi Toscana) è geograficamente incuneata tra Sarzana e Castelnuovo, in Liguria, e con quei territori ha intensi rapporti di commercio e servizi. Per esempio, scrive Bianchi, “se volessi comprare un libro in Toscana dovrei recarmi ad Aulla, attraversando Sarzana e Santo Stefano di Magra, oppure a Carrara, attraversando Castelnuovo e Luni”. La sindaca ha chiesto quindi alle istituzioni che “attraverso l’autocertificazione siano autorizzati gli spostamenti verso quelle attività che, assenti nel comune, sono più vicine alla residenza dei cittadini, pur se in altra regione o che, al contrario, presenti a Fosdinovo, richiamano una clientela ligure consentendo, ad esempio, l’asporto fuori regione”. Mentre il settimanale va in stampa non sono ancora note le eventuali risposte ottenute da Bianchi, che ha individuato quelle problematicità del territorio che potevano essere manifestate più efficacemente in un interpello concertato tra l’Unione dei Comuni della Lunigiana e i sindaci della parte ligure della bassa val di Magra. Se come molti dicono, la pandemia dovrebbe insegnarci che nessuno si salva da solo, ma si esce dai problemi insieme, è evidente che dalle nostre parti il messaggio non è arrivato nemmeno questa volta. Nonostante gli annosi problemi riguardanti i due sistemi sanitari, il trasporto pubblico locale, il dimensionamento scolastico, ed ora il crollo del ponte della Bettola e l’arrivo di una crisi economica e sociale di proporzioni sconosciute, nell’area apuana, lunense e spezzina ognuno continua a fare da sé. Se non a litigare apertamente. (d.t.)

 

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