“Bisogna riaprire i negozi. Duemila attività a rischio in Provincia”

L’appello di Cna e Confesercenti “troppo lontano il primo giugno per la riapertura”. Intanto 32 assessori al commercio, tra cui quello di Massa, scrivono a Conte chiedendo di riaprire rispettando le norme sanitarie. 

L'attività dei commercianti al tempo del coronavirus
L’attività dei commercianti al tempo del coronavirus

Duemila attività del settore alimenti e bevande nella nostra Provincia sul piede di guerra. Per ristoranti, (circa 1000, mense e catering (28) ma anche bar (quasi 800), gelaterie e pasticcerie (116) il primo giugno, data designata per la loro riapertura, è troppo tardi. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: dietro queste attività ci sono produttori, fornitori e servizi per una filiera che conta, nella sola provincia di Massa Carrara, migliaia di imprese e lavoratori coinvolti. A manifestare tutta la preoccupazione per la tenuta di un settore strategico su più fronti, su quello delle filiere interne ma anche turistica e ricettiva, è Cna. “Un altro mese chiusi – spiega Andrea Borghini, Presidente Cna Agroalimentare – è intollerabile. Lungo la filiera di ristoranti, mense, bar, enoteche, rosticcerie e così via ci sono tanti fornitori, artigiani ed agricoltori per i quali le attività di somministrazione di alimenti e bevande rappresentano una parte importante degli acquirenti delle loro produzioni. Un mese, per queste attività che vivono di incassi quotidiani, può fare la differenza tra vivere o morire”. Per Cna significa condannare tutte le produzioni Dop Igp vanto dell’Italia nel mondo. “Dal punto di vista della sicurezza – prosegue Borghini – le imprese sono pienamente coscienti ed informate, e rispettose delle indicazioni del Governo. Le preoccupazioni che vivono le imprese della ristorazione sono quelle di ristabilire un clima di fiducia innanzitutto, capire cosa vuol dire realmente il rispetto delle distanze di sicurezza”. Cna aveva sollecitato, già nelle scorse settimane, l’apertura di veri e propri “comitati di crisi” all’interno dei quale le parti si confronteranno per affrontare tutti gli aspetti inerenti le future modalità lavorative delle imprese. “Argomento di fondamentale importanza – analizza ancora Borghini – quello di un protocollo condiviso specifico per il settore, che non preveda inutili oneri ma sia funzionale a garantire la riapertura delle imprese assicurando alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione”. Secondo Cna riaprire non vuol dire pieno esercizio dell’attività, “significa riadattare il proprio locale – conclude Borghini – alle nuove indicazioni sanitarie, pagare i debiti, buttare la merce in magazzino invenduta o scaduta di cui nessuno ha mai parlato, rassicurare i propri dipendenti e la propria famiglia e poi decidere come e se andare avanti. Questo fa un imprenditore coscienzioso come lo è stato fino ad oggi. Ma non un altro mese di fermo perché significa condannare le imprese alla chiusura totale”.

Concetti cui si affianca il presidente di Confesercenti Toscana Nord Alessio Lucarotti “l’incredibile colpo ricevuto in questi mesi di chiusura per tutte le piccole imprese del commercio (ristorazione, artigianato, accoglienza) rischia di diventare definitivo se non si definiscono subito tempi brevi e modalità sicure per la riapertura. Non si può rimanere ancora chiusi per settimane, mesi o in qualche caso a tempo indeterminato come il comparto del turismo a cominciare dagli stabilimenti balneari. La sicurezza e la tutela della salute sono la priorità. Noi siamo pronti con protocolli per tutti i settori che possono garantire la riapertura da subito”. Secondo Confeserenti quindi “aprire in sicurezza, quindi, si può. Anche subito. Bisogna avere riferimenti normativi chiari su cosa serva fare; occorre definire protocolli puntuali per ogni tipologia di attività che garantiscano lavoro, sicurezza e salute. Noi siamo pronti e ci rivolgiamo agli enti locali, prefetture, Regione, perché nel rispetto delle normative sanitarie si decidano tempi immediati per la ripartenza; non tutti i territori hanno lo stesso livello di criticità”. Da qui la richiesta ai sindaci di “sedersi con noi per condividere protocolli sicuri, creare le condizioni affinché le attività possano riaprire nel più breve tempo possibile. Chiediamo ai sindaci di farsi promotori, con noi, con i prefetti e la Regione di questo percorso virtuoso, per permettere alla Toscana di ripartire prima possibile, in sicurezza”. La politica prova quindi ad intervenire ed è notizia dei giorni scorsi dell’invio di una lettera al premier Giuseppe Conte da parte di 32 assessori alle attività produttive di tutta Italia tra cui l’assessore Paolo Balloni del comune di Massa. Una richiesta di aiuto per evitare di dover affrontare una “disperazione difficilmente gestibile” e una raffica di chiusure di negozi. Un documento che si aggiunge al precedente inviato al Governo ad aprile e sottoscritto con l’Anci “ci sono commercianti, artigiani, ambulanti, partite Iva, persone abituate a sostenere l’Italia, che non si sono mai interessate di paracaduti o ammortizzatori sociali ma hanno solo pensato a lavorare, pagare le tasse e consentire ai propri cari di vivere dignitosamente”. Persone che ora “hanno bisogno di un aiuto concreto dallo Stato: contributi a fondo perduto, una minore pressione fiscale e sostegno immediato per il pagamento degli affitti”. Impossibile per queste attività sopportare un periodo di chiusura così prolungato “per questo ci uniamo alla loro richiesta e chiediamo di riaprire, con tutte le prescrizioni che il Comitato tecnico scientifico suggerirà e che il Governo tradurrà in norme da rispettare”. (r.s.)