Don Michele Bigi: “Un mondo con tanti problemi ma ricco di umanità”

Il servizio del cappellano del carcere di Massa esprime l’attenzione della Chiesa per gli ultimi. La sua esperienza pastorale con i 250 detenuti: “La chiamata a questo incarico è stata un vero e proprio dono”.

16carcere_MassaDon Michele Bigi è stato ordinato sacerdote nel 2006 da mons. Eugenio Binini – ricorda con affetto i rettori del periodo di formazione in seminario: mons. Alberto Silvani e don Severino Pizzanelli – poi i servizi alle comunità di Fossola, del Duomo di Massa, di Marina di Carrara, di Fosdinovo e infine della Madonna Pellegrina. Questo in breve il profilo, “strappato” alla sua ritrosia a parlare di sé, dell’attuale cappellano della Casa di reclusione di Massa.
“Un vero dono, la chiamata a questo incarico, perché ha avviato un’esperienza pastorale e umana che mi sta dando molto”. Da circa un anno e mezzo, don Michele ha preso il posto di don Giuseppe Cipollini – per anni impegnato in quel compito, a sua volta come successore di don Giuseppino Carpena – venendosi a trovare di fronte ad un mondo, quello carcerario, ricco di umanità ma anche segnato da innumerevoli problemi. “I contatti tra i ‘due mondi’, quello esterno e quello interno all’istituzione carceraria, non sono facili per evidenti motivi – dice il sacerdote – ma esistono e sono curati da associazioni mosse dalla testimonianza cristiana ma anche da gruppi di volontari di ispirazione laica. C’è, però, un buon spirito di collaborazione, avendo entrambi presenti lo spirito di servizio a chi è detenuto”.
Quanto all’attenzione del mondo esterno nei confronti del carcere, si devono dare per scontati tanti luoghi comuni tendenti all’emarginazione di quanti hanno compiuto delitti più o meno gravi: ciò porta molte persone a respingere l’idea di portare un aiuto che possa contribuire ad alleviare situazioni di sofferenza. Non è facile nemmeno per la Chiesa né per i singoli cristiani porre attenzione al problema; di recente, però, si può notare un miglioramento in tal senso: il Vescovo va spesso in visita al carcere, si sta riprendendo la partecipazione di gruppi parrocchiali di Massa e di Carrara alla messa domenicale.
Questi ingressi sono resi possibili dalla disponibilità alla collaborazione da parte dei responsabili nell’istituto. In realtà tutti questi verbi dovrebbero essere usati al passato perché l’insorgenza dell’epidemia da coronavirus ha cambiato tutto, disegnando un netto confine tra il ‘prima’ e il ‘dopo’. La presenza di circa 250 detenuti – come in altre carceri oltre la normale capienza – con storie diverse, rendeva già di per sé non facili i contatti. “Prima del Covid 19, precisa don Michele, ho potuto registrare una buona risposta sia a livello pastorale che umano. Un buon numero era disponibile al colloquio, per diversi motivi, anche legati alle piccole necessità; con qualcuno è stato possibile svolgere anche un’azione pastorale vera e propria. Da parte mia, non chiedo di certo il curriculum vitae di chi si presenta: ci sono persone che non credono, fedeli di altre confessioni o religioni che cercano comunque un contatto, un conforto che non possono essere negati. Il confine tra l’azione pastorale e quella umana diventa così molto sottile”.
Naturalmente c’èra anche un’azione catechetica e liturgica vera e propria in questa che a tutti gli effetti può apparire come una ‘Chiesa nascosta’: “Tre detenuti si stavano preparando alla Cresima; la Messa festiva (celebrata per motivi organizzativi il sabato pomeriggio) era animata da un gruppo del Rinnovamento dello Spirito; la catechesi era curata dal Movimento Neocatecumenale”. Altre attività e forme di assistenza e accompagnamento durante i permessi erano portate avanti da diversi gruppi: tra questi, i Volontari del carcere. Tutto questo è stato per il momento interrotto dall’isolamento al quale anche le carceri sono sottoposte a causa dell’epidemia.
“L’ingresso è limitato alle figure istituzionali; tra queste anche il cappellano, sempre con il rispetto delle misure di prevenzione al contagio per quanto riguarda la possibilità di colloqui. La S. Messa è celebrata senza presenze esterne”. In occasione del 60° anniversario della dedicazione dell’oratorio della Casa di reclusione a San Giuseppe Cafasso, il Vescovo ha chiesto e ottenuto la concessione dell’indulgenza plenaria (da Pasqua a S. Cafasso, il 23 giugno) per l’oratorio del Carcere, per la chiesa parrocchiale della Madonna Pellegrina e per la cattedrale; un modo per rendere la nostra Chiesa diocesana partecipe di questo evento. Ora tutto è sospeso per quanto riguarda le modalità di svolgimento delle celebrazioni. A S. Cafasso è intitolata anche l’associazione fondata da don Carpena per aiutare i detenuti nelle piccole necessità.
Un ultimo pensiero di don Michele va alla Via Crucis del Venerdì Santo, con le meditazioni scritte da detenuti e altre persone legate a quel mondo: “Abbiamo ascoltato testimonianze vere e toccanti, non di circostanza. Il mio pensiero è andato ad alcuni detenuti incontrati nel corso di questo anno e mezzo di ministero, che hanno cercato e stanno cercando di trovare una via di uscita da situazioni personali rese difficili dagli errori commessi e per i quali stanno scontando la loro pena”.

(a.r.)