Chiusa la Casa musicale Biso, riferimento anche per la Lunigiana

La Spezia. Lo scorso dicembre ha chiuso i battenti lo storico negozio in via del Prione

Come appare oggi l'ex casa musicale Biso
Come appare oggi l’ex casa musicale Biso

“Passavamo i pomeriggi da Consorti, come si chiamava quel negozio che vendeva dischi in viale Giulio Cesare, a Roma. In quelle cabine con sottili pareti di vetro si stava ore, seduti a terra, ad ascoltare dischi…” Così Sergio Rizzo in un articolo apparso il 28 febbraio su la Repubblica. Il giornalista prosegue poi scrivendo dei negozi di dischi costretti a chiudere: secondo Confesercenti nel 2006 in Italia erano 1.391, nel 2017 erano vertiginosamente scesi a 258, oggi sono senz’altro ancora meno. Fra quelli che non ci sono più c’è anche la storica Casa musicale Pietro Biso di La Spezia che ha chiuso alla fine di dicembre. Si presentava come un elegante negozio di dischi e strumenti musicali che non poteva passare inosservato in via del Prione, con le sue belle vetrine nelle quali venivano esposti, vinili, cd, spartiti, strumenti musicali, con un ampio spazio dedicato ai pianoforti. Quando lo frequentavo, alla fine degli anni ‘60, era dotato di quelle cabine per ascoltare i dischi, come avveniva per Rizzo mentre gli spartiti erano in scatole di legno, tipo schedario che consultavo per trovare l’ultimo successo da portare a casa, mostrare agli amici e poi suonare con la chitarra. La casa musicale spezzina nasce nei primi anni ‘20 in via Garibaldi per iniziativa di Pietro Biso. Nel1934 apre anche in via del Prione rilevando il negozio di musica di Rugiu e per qualche anno Biso gestirà entrambi per poi sistemarsi in quella sede definitiva e che, rinnovata nel tempo, svolgerà anche un’importante funzione culturale. Al negozio verrà affiancato un laboratorio gestito da Beppe Biso esperto riparatore e accordatore, tanto da essere richiesto non solo a La Spezia ma anche in altre città e in Lunigiana. Nel colloquio con Giorgio Bianchi che da diversi anni gestiva la Casa musicale Biso si avverte un po’ di amarezza perché la consapevolezza di aver messo fine all’attivitá di un negozio storico, vanto per La Spezia e punto di riferimento negli anni di tanti musicisti, ha reso certo non facile la decisione. Bianchi confessa che da un po’ maturava tale decisione perché la concorrenza del commercio via Internet diventava sempre più difficile da sostenere e tanto più che il suo negozio, come avveniva per altri, era frequentato, sempre più spesso, da chi si limitava a chiedere informazioni e magari a provare uno strumento per poi acquistarlo online. Per non parlare della concorrenza di Amazon o della possibilità di scaricare musica a costi bassissimi o addirittura della pirateria. Anche le spese gravavano non poco, ad esempio per la sola insegna si spendevano ogni anno 700 euro. Quando un negozio come quello di Pietro Biso chiude, è inevitabile, per quelli che in gioventù lo hanno frequentato, ripercorrere un po’ della propria vita quando comprare un LP o uno spartito era una piccola grande gioia. Ancora oggi ho diversi spartiti che portano sul retro l’etichetta Biso, quasi a certificare quell’indimenticabile passato musicale quando anche la musica non era così come oggi a portata di mano e un viaggio a La Spezia da Biso sembrava qualcosa di speciale, piccole emozioni che ai nostri giorni Internet non riesce certamente a suscitare.

Fabrizio Rosi

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