Giornata del malato: un amore che offre sollievo

La lettera dell’incaricato diocesano, don Cesare Cappè

06giornata_malatoIn preparazione della Giornata mondiale del malato, celebrata in diocesi martedì 11 febbraio, nel Santuario dei Quercioli di Massa, con una liturgia presieduta dal Vescovo Mons. Giovanni Santucci, l’incaricato diocesano per la pastorale sanitaria, don Cesare Cappè, ha inviato una lettera a tutti i sacerdoti e agli operatori pastorali per sottolineare l’importanza di considerare il malato prima di tutto come persona. Ecco il testo.
“Donaci, Signore, occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli, infondi in noi la luce della Tua parola per confortare gli affaticati e gli oppressi, fa che ci impegnamo lealmente al servizio dei poveri e dei sofferenti… perché tutti gli uomini si aprano alla speranza di un mondo nuovo” (Canone V). Così ci fa pregare la Chiesa, nella XXVIII Giornata mondiale del malato.
Sentendoci con il cuore uniti a Lourdes, facciamo allora spazio alla Parola di Dio, che ci invita a collocare la sofferenza nel contesto più ampio dell’amore. La nostra società, nonostante le grandi conquiste e l’elevato grado di benessere, è teatro e vittima delle violenze più disumane – basti pensare al terrorismo e non solo – violenze che pericolosamente si intrecciano con l’indifferenza. Penso in questo momento agli immigrati e ai poveri, oltre ai malati, che si trovano in situazioni di grave disagio.
Considerando i tanti sofferenti, chiediamoci: “Cos’è diventato l’uomo, se si calpestano i valori più alti, quali la dignità, la solidarietà, la giustizia?”. Se i Lazzari, della storia, ancora oggi devono accontentarsi delle briciole, che cadono dalle tavole dei potenti? Ma oggi, come ai due discepoli di Emmaus, quasi a rispondere ai nostri interrogativi, ci viene in soccorso Gesù, che assieme al pane, segno del suo amore, ci offre la parola che conforta, sostiene, ed anche entusiasma. Chiedendo a noi il coraggio dell’amore, oltre che della fede, egli ci domanda di essere capaci di viverlo in modo completo. Il Signore ci lancia la sfida di un amore in grande e alla grande, perché solo così, può essere l’amore.
Raoul Follerau diceva: “Fare quello che si può è troppo poco. Bisogna fare di più, bisogna fare molto di più. Molto di più di quello che si può”. Prendiamo come impegno, quanto il Papa ha scritto nel suo messaggio per questa Giornata: “Troviamo nuovo slancio, per contribuire alla diffusione di una cultura rispettosa della vita, della salute e dell’ambiente”.
Sentiamoci sostenuti e incoraggiati dalla sua stima: “il mio apprezzamento va a tutti coloro che, in diversi modi, operano con competenza, responsabilità e dedizione per il sollievo, la cura, il benessere quotidiano”. Non siamo soli e non siamo pochi! Questa è la nostra forza! Affidiamoci a Maria, salute degli infermi, sorriso di Dio agli uomini. Maria ci aiuta e sostiene nel nostro imprevedibile e non facile cammino.

Don Cesare Cappè 

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