Dal sogno americano al sogno di Trump

Contestazione della democratica Pelosi al discorso sullo stato dell’Unione

La democratica Nancy Pelosi
La democratica Nancy Pelosi

Un vero e proprio show quello che ha messo in piedi Donald Trump in occasione del tradizionale discorso sullo stato dell’Unione che, fin dalle prime battute, si è rivelato come uno spettacolo per la televisione e per i suoi sostenitori. Spettacolare l’ingresso nell’aula del Senato al coro di “Ancora quattro anni” gridato dall’ala repubblicana; scenografico l’aver evitato la stretta di mano offerta da Nancy Pelosi. E poi l’entrata a sorpresa di un militare in servizio in Afghanistan che riabbraccia moglie e figli inconsapevoli dell’arrivo.
Al termine, però, un colpo di scena inatteso: mentre Trump conclude con “God bless America”, Nancy Pelosi alle sue spalle strappa, in diretta e con decisione, il discorso presidenziale, un gesto che sigla la profonda e radicale divisione del Paese, soprattutto tra le istituzioni che lo governano.
“Tre anni fa abbiamo lanciato il ritorno della Grande America e stasera sono qui per condividere gli incredibili risultati. Il lavoro va a gonfie vele. I redditi sono alle stelle. La povertà sta precipitando a livelli bassissimi. Il crimine è in caduta libera. La fiducia sta aumentando. E il nostro Paese è di nuovo fiorente e molto rispettato”. Questo il quadro tracciato da Trump.
47Trump_Gerusalemme_capitaleMa se è vero che, per la prima volta in oltre un decennio, l’economia americana è tornata alla normalità – bassa disoccupazione, aumento dei salari, inflazione sotto controllo, autonomia energetica, tassi di interesse minimi – è pur vero che non tutte le statistiche e i numeri del presidente trovano riscontro nella realtà. Nelle strade del Paese reale si muovono milioni di persone che non accedono ai buoni pasto non perché abbiano trovato lavoro, come il presidente afferma, ma perché lui stesso ha ristretto le regole d’accesso.
E poi sono cresciuti i senzatetto e gli americani senza copertura assicurativa e le morti di overdose non accennano a calare. Trump inserisce in questo quadro idilliaco i suoi cavalli di battaglia elettorale: la difesa del diritto di possedere armi, il muro, i migranti definiti ancora una volta “alieni” e “criminali”.
Non può mancare nelle parole del presidente il vanto di aver eliminato il capo di al Qaeda Al Baghdadi e il generale Soleimani. Neanche lui, però, è ancora riuscito a riportare a casa le truppe dal Medio Oriente e difficilmente ci potrà riuscire se non prenderà iniziative ben diverse, per esempio, dal piano di pace tra Israele e Palestina. Il finale è un mix di retorica nostalgica delle frontiere conquistate dai pionieri di ieri a cui fanno eco quelli di oggi, “perché saranno americani i primi ad arrivare su Marte”.
L’America diventa così “il luogo in cui tutto può succedere, in cui i sogni più incredibili diventano realtà”, in cui vincere un secondo mandato presidenziale non sarà impresa impossibile per Trump.

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