Allestito con materiali di recupero dai detenuti della casa di reclusione di Massa
Dal carcere di Massa ci scrive il cappellano don Michele Bigi, in questi giorni prenatalizi durante i quali in molte famiglie si allestisce il presepe. Anche nel carcere, i detenuti hanno voluto ricordare la nascita del Salvatore con alcune opere da loro stessi realizzate con materiale di recupero.
Sono piccoli segni di una comunità che, nonostante la durezza della vita di reclusione, non dimentica le tradizioni ed esprime la propria fede in modo semplice e diretto.
“La comunità del carcere – scrive don Michele – è una parrocchia nascosta e spesso dimenticata. Una Chiesa in uscita e nascosta dove si pratica l’accoglienza per gli ultimi, per uomini senza speranza, dove il Signore compie miracoli e dove il miracolo più grande è l’incontro con Gesù. Tramite l’annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti, l’incontro quotidiano con ‘persone’ e anche con l’aiuto materiale, si restituisce dignità alla persona umana. È un lavoro quotidiano e silenzioso, svolto con l’aiuto di molti volontari che si adoperano mettendosi a disposizione in modo totale”.
“Molte sono le associazioni impegnate – continua – dai catechisti del Cammino Neocatecumenale della Madonna Pellegrina al Rinnovamento Nello Spirito, presente per la celebrazione della Santa Messa; da Walter Fiani, instancabile organista e direttore del coro ai volontari della Misericordia e della Caritas, che aiutano tutti e spesso con abiti e altro forniscono il necessario ai più poveri; al gruppo Volontari Carcere che cura la redazione del giornalino ‘Il Ponte’ e aiuta in ogni modo i detenuti… solo per citarne alcuni. Vorrei, infine, ricordare i sacerdoti che si sono spesi instancabilmente per questa comunità: in primis i due cappellani ‘storici’ della Casa di reclusione – don Giuseppe Carpena e don Giuseppe Cipollini, che hanno curato moltissimo la pastorale carceraria – e don Giorgio Introvigne che mi ha preceduto”.



