Il “Penna dello Spirito”a “La prima generazione incredula” di Armando Matteo

La cerimonia di assegnazione del premio nazionale organizzato dalla biblioteca “Serra’ si è svolta sabato scorso a Pontremoli. Presente l’autore Armando Matteo

Patrizia Rossi con don Armando Matteo
Patrizia Rossi con don Armando Matteo

La cerimonia di premiazione della XIV edizione del Premio “Penna dello Spirito” organizzato dalla Biblioteca Nazionale “Junipero Serra”, che ha la sede nel Seminario Vescovile di Pontremoli, si è tenuta sabato 30 novembre nel Salone del Vescovado. Vincitore il libro “La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede” di Armando Matteo con prefazione di Enzo Bianchi.
Il Premio viene conferito da tutti i club serrani italiani che, dopo aver letto e discusso i testi della terzina scelta dalla Commissione selezionatrice, danno la loro preferenza. L’incontro è stato coordinato da Patrizia Rossi, direttrice della Biblioteca Nazionale “Junipero Serra”. In sala erano presenti il presidente nazionale, Enrico Mori, alcuni membri del Consiglio e della Direzione nazionale del Serra Italia, Michele Guidi, governatore del Distretto 71 di cui il Serra Club Pontremoli-Lunigiana fa parte con la sua presidente Manuela Menapace, la governatrice eletta del Distretto 71, Elena Baroncelli e, in rappresentanza del sindaco e dell’Amministrazione comunale di Pontremoli, il presidente del Consiglio Comunale Patrizio Bertolini.
Patrizia Rossi ha esposto i contenuti del libro vincitore, pubblicato nel 2010 e riedito nel 2017con un’edizione aggiornata in occasione del Sinodo dei giovani indetto da Papa Francesco nell’ottobre 2018.
L’autore analizza la realtà giovanile attuale, che rappresenta per la Chiesa una sfida e la costringe a modernizzare il suo linguaggio, facendo un excursus sui motivi che hanno portato molti giovani all’indifferenza verso la Chiesa e a costruirsi una fede e un’immagine di Dio personale e non legata al messaggio ecclesiale istituzionale. Questa visione della fede è anche il risultato della mancanza di testimoni adulti credibili e coerenti testimoni del messaggio evangelico, che invece guardano al profitto e alla capacità di sperimentare le nuove tecnologie piuttosto che aprire la propria esistenza ad orizzonti di spiritualità, di ricerca di senso, obiettivi di formazione del carattere e della personalità che trovano oggi minor impegno educativo da parte dei genitori nei confronti dei figli; questi si ritrovano con una profonda ignoranza biblica, partecipano poco alle celebrazioni liturgiche e non sentono l’esigenza di credere in Dio.

Don Armando Matteo
Don Armando Matteo

Dalle indagini sociologiche emerge che il rapporto dei giovani verso la fede è del tutto diverso rispetto al passato; risulta che i ragazzi nati dopo il 1980 per il 60% non chiedono e non si aspettano niente dalla Chiesa e non hanno nessun interesse verso di essa. La Chiesa, quindi, deve modificare la sua comunicazione e la sua diffusione della fede perché, ormai, le vie praticate in passato sono obsolete (solo il 15% dei giovani italiani segue un cammino di fede). Anche le famiglie sono cambiate e non hanno più la struttura del passato, hanno un benessere, uno stile di vita e un’organizzazione della quotidianità che non è paragonabile a quella di pochi decenni fa. È venuto meno il cristianesimo domestico, insegnato dagli adulti della famiglia e vera colonna vertebrale dell’intera rete ecclesiale e cristiana.
Con questa nuova realtà si deve confrontare la Chiesa, come ripete incessantemente Papa Francesco, che considera questa rivoluzione come la vera sfida per la Chiesa del futuro. Armando Matteo non ha parlato solo della realtà giovanile, ma anche del cambiamento operato dagli adulti che influenzano le nuove generazioni dando loro valori ed insegnamenti contrapposti a quelli cristiani. Non si deve dare più per scontato che la famiglia sia una piccola Chiesa domestica.
Papa Francesco sta indicando la nuova strada che la Chiesa deve percorrere ossia la semplificazione e lo snellimento delle sue procedure e delle sue tradizioni ritornando all’essenziale per fare in modo che diventi un “luogo esistenziale” in cui ci si sente a casa e in cui ci si innamora di Dio. Deve proporsi come un cristianesimo della gioia, che insegni a vivere con letizia e speranza contrapponendosi all’odio e alle paure che stanno riemergendo e che stanno gettando la società nel terrore.
Solo così potrà ritornare ad essere attraente per i giovani e per gli adulti. Il quesito finale potrebbe essere: il non rispondere ai cambiamenti della società potrà portare alla fine della Chiesa? (P. B.)

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