Protesta il Classico Vescovile per il mancato inserimento nel depliant dell’Unione

“Anche le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico”. Dopo la polemica tra il presidente dell’Unione, Roberto Valettini e il preside del Liceo Classico Vescovile, mons. Antonio Costantino Pietrocola, l’intervento di Walter Fiani dell’ufficio scolastico della diocesi

La sede del Liceo Classico Vescovile "Mons.Marco Mori"
La sede del Liceo Classico Vescovile “Mons.Marco Mori”

Ha suscitato proteste da parte dei rappresentanti dell’istituto interessato, la decisione dell’Unione di Comuni Montana Lunigiana di non inserire il Liceo Classico Vescovile nel depliant sull’offerta formativa delle varie scuole superiori presenti in Lunigiana. Lo scambio di lettere avvenuto tra il preside, mons. Antonio Costantino Pietrocola, e il presidente dell’ente, il sindaco di Aulla Roberto Valettini, non ha portato, al momento, ad alcun passo avanti nella soluzione del caso. Sull’argomento ha diffuso un comunicato stampa Walter Fiani, incaricato per le Scuole Cattoliche all’interno dell’Ufficio Scuola diocesano. “I cittadini di Pontremoli della Lunigiana e della provincia di Massa Carrara – esordisce Fiani – hanno il diritto disporre delle informazioni che riguardano le scuole tutte. Per questo quando un ente pubblico informa sui servizi scolastici esistenti, deve assicurare un’informazione completa e priva di pregiudizi. Del resto anche l’Unione di Comuni Montana Lunigiana, nella presentazione del proprio profilo, afferma che ‘le Unioni di Comuni, si candidano sempre di più ad essere uno strumento adeguato per garantire a tutti i cittadini del nostro Paese pari dignità, parità tendenziale nell’accesso ai servizi, parità nell’esercizio dei diritti civili, economici e sociali in piena sintonia con i principi espressi dalla Costituzione e con le riforme in senso federalista dello Stato Italiano’”.

don Antonio Costantino Pietrocola
don Antonio Costantino Pietrocola

“Queste premesse – continua il comunicato – dovrebbero dar luogo ad azioni corrispondenti nel rispetto della legge e dei cittadini” e a tal proposito si ricorda che “la legge 62/2000 all’art. 1 comma 1 recita testualmente: ‘Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali’. Il terzo comma ribadisce che ‘le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e perciò accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap’. Questa legge, emanata dal Governo Prodi e voluta fortemente dall’allora ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer, ha stabilito alcuni importanti principi, come ricordava nel 2012 il presidente della Federazione delle Scuole Cattoliche Francesco Macrì: primo, che la scuola paritaria è parte costitutiva ed integrante dell’unico sistema educativo nazionale formato dalle scuole statali e dalle scuole paritarie; secondo, che svolge un servizio pubblico nell’interesse del bene comune; terzo, che il suo finanziamento da parte dello Stato è costituzionalmente legittimo e legittimato. Questi principi derivano dalla Costituzione italiana e sono il fondamento di una serie di diritti quali quello della libertà di scelta educativa per i genitori, dell’eguaglianza dei cittadini, del pluralismo e della democrazia, per la costruzione di un sistema scolastico nazionale più flessibile, più diversificato, più efficiente, più efficace, più di qualità”. “Principi che tutti dichiarano di condividere – precisa Fiani – ma che trovano un terreno ostile quando si tratta di applicarli alle scuole paritarie che, come stabilito dalla legge, svolgono una funzione pubblica. Recentemente l’on. Anna Ascani, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, ha affermato che in Italia c’è ancora molto da fare dal punto di vista culturale e che occorre deideologizzare il dibattito nell’affrontare questo problema se vogliamo realizzare un sistema scolastico veramente plurale e democratico”. Citando ancora Macrì, Fiani ricorda che il reale pluralismo istituzionale scolastico è, da lungo tempo, una realtà acquisita dalla maggior parte delle nazioni avanzate; l’Italia fa clamorosamente eccezione. “I cittadini – conclude – hanno il diritto di conoscere ed essere informati sulla presenza di tutte le scuole di un territorio: la decisione, recentemente presa dall’Unione dei Comuni della Lunigiana non va certo nella direzione degli interessi dei cittadini e delle disposizioni della legge”.

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