Dopo il pronunciamento della Corte resta necessaria una legge ben ponderata

Suicidio assistito, sono gravi i motivi di preoccupazione

09Parlamento_Montecitorio“La Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del Codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Sul comunicato della Corte costituzionale al termine dell’udienza pubblica sulla questione dell’aiuto al suicidio, in attesa della pubblicazione della sentenza e delle correlative motivazioni il Sir ha interpellato Luciano Eusebi, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano.
Secondo lo studioso, riconoscendo, a determinate condizioni, l’ammissibilità della cooperazione di anticipare artificialmente la propria morte, la Corte ha oltrepassato il punto di equilibrio fissato in materia dal Parlamento con la legge n. 219/2017. In base a tale provvedimento, infatti, non possono essere protratte terapie (anche) salvavita quando il paziente le rifiuti in modo libero e informato e, in quel caso, va assicurato al medesimo un decorso verso la morte privo di sofferenza, pure facendo ricorso, ove necessario, alla sedazione palliativa profonda. La legge non ammette, invece, forme di assistenza al proposito di indurre la propria morte o pratiche di eutanasia.
Gravi sono i profili di preoccupazione. Anzitutto, spiega Eusebi, incide profondamente sulle modalità dei rapporti intersoggettivi, e in particolare sul ruolo del medico, accreditando per la prima volta di causare la morte di un altro individuo in risposta ai problemi che sta vivendo. In un contesto mediatico, poi, nel quale appare continua la rappresentazione della scelta di morire come scelta “dignitosa” in determinate condizioni di salute, quel passaggio finisce per rafforzare forme di sollecitazione implicita nei confronti dei malati più gravi ad abbreviare il decorso della loro vita.
Sarà fondamentale prestare attenzione a che i limiti indicati dalla Corte costituzionale siano giuridicamente costruiti in modo da rendersi effettivi. Ad esempio spiega il docente, per quanto concerne l’avvenuta attivazione delle cure palliative e il sussistere dei trattamenti di sostegno vitale; in modo da evitare, fra l’altro, che quest’ultimo limite venga eluso considerando pur sempre come trattamenti di sostegno vitale anche l’alimentazione e l’idratazione assistite.
La Corte continua, peraltro, a dichiararsi “in attesa di un indispensabile intervento del legislatore” necessario perché i limiti e le procedure richiesti non siano resi, in sede interpretativa e applicativa, evanescenti o aggirabili, ma che potrebbe anche tradursi, non lo si può escludere, in una rivisitazione normativa futura del tutto nuova dell’intera materia.

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