La ditta Costa resta ad Albiano e aumenta il ciclo produttivo

Regione e Comune sono contestati ad Aulla per l’ampliamento della concessione all’impianto di trattamento rifiuti

La sede della ditta Costa ad Albiano Magra
La sede della ditta Costa ad Albiano Magra

A due anni dalla valutazione di impatto ambientale (VIA) rilasciata dalla Provincia di Massa Carrara, è arrivato l’atto amministrativo più importante per lo svolgimento dell’attività di trattamento rifiuti da parte della ditta Mauro Costa di Albiano Magra. La Regione Toscana, dopo un lungo iter, ha concesso l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) allo stabilimento albianese, che adesso ha tutti i requisiti formali per svolgere il proprio ciclo produttivo nel contestatissimo sito sulla sponda del Magra. La notizia, la settimana scorsa, è arrivata un po’ in sordina: nessun comunicato né da Firenze, né dal Comune di Aulla, ma solo la denuncia del locale comitato “No Costa”. L’autorizzazione regionale dovrebbe consentire alla ditta di trattamento rifiuti di restare nel suo sito tra il fiume e l’abitato albianese per altri 12 anni e di lavorare 140mila tonnellate annue di rifiuti urbani – contro le 90 mila tonnellate concesse fino ad oggi – più 2mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Un’autentica doccia gelata per il comitato e per i 2.500 albianesi che da quasi vent’anni convivono con un’attività fin da subito contestata, attorno alla quale nel corso degli anni si è sviluppata una intricata vicenda di autorizzazioni provvisorie, mancate misure di sicurezza e tutela ambientale, numerosi incendi, ricorsi amministrativi. Ad accendere le polveri di una protesta politica deflagrata in poche ore ci ha pensato lo storico leader dei “No Costa”, Valter Moretti, che ha dichiarato alla stampa locale che l’intera autorizzazione rilasciata dalla Regione sta in piedi sulla base di un documento rilasciato all’ente regionale dal Comune di Aulla, la cosiddetta Valutazione Effetti Ambientali (Vea), con la quale si è dimostrato che la ditta Costa può restare ubicata in un centro abitato, in quanto non nociva per la salute dei residenti. Ma per Moretti questa certezza manca. Incalzato sia dagli albianesi, una cui delegazione è stata ricevuta nei giorni scorsi, sia dall’intera opposizione consigliare, che ha richiesto un consiglio straordinario sul tema, il sindaco di Aulla, Roberto Valettini, ha dichiarato la volontà di verificare se è possibile impugnare l’Aia concessa dalla Regione Toscana entro il termine ultimo per ricorrere, fissato il prossimo 26 ottobre. Anche l’ex sindaca Silvia Magnani, la cui giunta decadde anzitempo per le tensioni politiche sviluppatesi anche attorno al caso Costa, ha fatto sentire la sua voce: “In consiglio comunale Valettini e Cipriani (albianese, vice sindaco e assessore all’ambiente, ndr) dovranno rispondere ai cittadini sulle motivazioni che li hanno portati a consentire un abnorme aumento delle quantità trattate nello stabilimento di Albiano, ben sapendo che presso la Procura sono stati depositati esposti circostanziati relativi allo stabilimento, ai suoi capannoni, alla sua insistenza in una zona di rispetto dei pozzi di acqua potabile, senza dimenticare gli incendi che hanno interessato la Costa e che hanno creato allarme sociale e ambientale”. Si attendono, dunque, nuovi sviluppi, sia politici che amministrativi, legati a questa annosa vicenda. Nel frattempo, Albiano ha rinunciato all’ennesimo corteo di protesta, che metterebbe in croce la viabilità di due province, già fortemente provata dal caos conseguente alla chiusura della provinciale della Ripa, e assiste, sull’altra sponda del fiume, a non più di 2 chilometri, in territorio di Vezzano Ligure, alla possibile nascita di un “biodigestore” che dovrebbe produrre gas dal processo di compostaggio del rifiuto organico di tutto il Levante ligure con forti preoccupazioni per l’aumento del traffico conseguente al trasporto dei rifiuti e per le possibili infiltrazioni in falda, di poco a monte dei pozzi Acam di Fornola che riforniscono l’acquedotto della Spezia. Davide Tondani

Il Demanio pagherà 8 milioni al Comune per la bonifica dell’area ex-Cjmeco

Il sito della ex Cjmeco nell’area della Colombera, alle porte della frazione aullese di Pallerone.
Il sito della ex Cjmeco nell’area della Colombera, alle porte della frazione aullese di Pallerone.

Sembra destino dei territori di confine dover convivere con le attività produttive più critiche da un punto di vista ambientale. Lo sa bene Albiano, che ancora lo scorso 3 settembre ha assistito al sequestro, a poche decine di metri dallo stabilimento Mauro Costa, di una discarica abusiva in cui erano stoccate 250 tonnellate di rifiuti: bidoni contenenti oli minerali, liquami e rifiuti di vario genere, autovetture, motocicli, trattori, rimorchi agricoli, due celle frigorifere industriali. In quel sito sono stati accertati diversi versamenti di liquami oleosi neri sul terreno, pericolosi per l’eventuale inquinamento delle falde acquifere vicine. Ma allargando lo sguardo, è tutta Aulla che negli ultimi 25 anni ha fatto i conti con gli affari – non sempre trasparenti – legati al ciclo dei rifiuti. Sempre la settimana scorsa la Corte di Appello di Genova ha stabilito che per la bonifica dell’area ex Cjmeco, a Pallerone, il Demanio dovrà versare al Comune di Aulla oltre 8 milioni di euro, chiudendo un contenzioso sorto nel 2001 tra la giunta aullese, allora guidata da Lucio Barani, e il Demanio – proprietario del terreno in località Colombiera, dove la Cjmeco aveva l’autorizzazione per lo smaltimento di rifiuti inorganici – su chi dovesse occuparsi dello smaltimento di questi ultimi, mai trattati dalla ditta presente nella zona sin dal 1998. Una brutta storia, quella di Cjmeco, con risvolti penali che hanno portato ad una condanna e a tante prescrizioni, con il Comune che negli anni ’90 autorizzò l’attività senza averne competenza e che agì solo nel 2001, a disastro avvenuto – già 60 mila tonnellate di rifiuti erano stoccate nell’area – dopo la chiusura dell’impianto da parte dei Carabinieri del Noe.

 

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