Effi – storia di una figlia e di una madre

A Pontremoli bella interpretazione delle ragazze dell’Istituto Penale Minorile

40EffiTre sere di buon teatro al Centro Giovanile mons. Sismondo, il 17-18-19 ottobre, molto gradite dai tanti spettatori. Insieme hanno lavorato tante persone per coinvolgere le ragazze dell’Istituto Penale Minorile (IPM) di Pontremoli in un gratificante percorso formativo; cinque hanno recitato con Maddalena Pasini, Lorenzo Borrelli, Eleonora Casetta, Alberto Santini, Delfina Reggiani e Elena G. e con altre ospiti hanno curato il laboratorio di allestimento con Irene Ferrari che ha ideato gli elementi scenici.
Originale la regia e drammaturgia di Paolo Billi, da anni da Bologna, dove svolge attività fra i carcerati, viene a Pontremoli e allestisce laboratorio di teatro nel IPM, aiutato da M. Pasini e Elvio Pereira de Assunçao coreografo. Le ragazze hanno collaborato con Filippo Milani e un gruppo di studenti dell’Istituto Belmesseri nel laboratorio di scrittura e in quello di sartoria curato da Paola Lorenzi.
Molto precisa l’organizzazione di Enrica Talamini e Milena Lisoni; il progetto di Teatro del Pratello era coordinato da Amaranta Capelli; sostenitori Centro Giovanile diretto da don Pietro Pratolongo, Regione Toscana, Ministero Beni e attività culturali, Comune di Pontremoli.
Il soggetto era liberamente ispirato al romanzo Effi Briest di Theodor Fontane (1819-1898), importante autore del realismo poetico tedesco. Il regista Paolo Billi ha trovato soluzioni simboliche per esprimere la storia intima e dolorosa di Effi, sacrificata dalla madre a sposare a 17 anni un uomo più vecchio di 20, ma “di carattere, ha una buona posizione”, per ragioni estranee e brutali sotto l’apparenza di fare per la figlia “quel che non aveva potuto fare lei”.
In scena Effi, sull’altalena simbolo della sua bella adolescenza aperta alla vita, si presenta agli spettatori, seduti ai lati della sala e fatti parte della scena; viene agganciato un reticolo di fili, simbolo delle trame della madre; Iffi prima si contorce e poi li strappa con un tremito nervoso, ma non riuscirà a sottrarsi al “contratto” fatto su di lei, avrà una figlia, arriverà un uomo con cui fa passeggiate e trova affinità sentimentali. Per caso il marito trova lettere scambiate, secondo le convenzioni ottocentesche uccide l’altro in duello per “difendere l’onore”.
I nostri bravi attori dilettanti con agili gesti e con lo scambio e lo sbattere di sedie (è l’arte di arrangiarsi con fantasia del teatro povero di mezzi) hanno gridato che la”vendetta per onore” va respinta,” è stupida”. Iffi viene ripudiata, privata della bambina, si ammala di tubercolosi, solo la domestica le resta fedele. La madre è il personaggio più sottilmente negativo, del genero Geert era stata innamorata, è ambigua, falsa è la sua morale, solo alla fine accoglierà la figlia e avrà insieme al marito una domanda che la inquieta: “non era forse troppo giovane?” ma sconvolgente è la frase conclusiva del romanzo ”lascia andare…questo è un campo troppo vasto”.
Nello spettacolo al Centro Giovanile si parte da parole poetiche suggerite dietro simbolici paraventi e si chiude con Effi morta che sta sull’altalena e il fantasma di un cinese che sempre aveva tormentato la sua immaginazione le chiude gli occhi. Il teatro, dice Bertold Brecht, non deve commuovere ma far riflettere, mettere a nudo la coscienza: il regista Billi ci sembra ce lo ricordi facendoci sfilare davanti gli interpreti con uno specchio per guardare dentro di noi. Poi un vortice di danze a coppie di chiusura e gli scroscianti applausi per un lavoro educativo e ben fatto.

(m.l.s.)

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