Al Bancarella Cucina è andato in scena il… digiuno

La vittoria della 14a edizione del Premio va allo psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi che con il suo “II digiuno per tutti” prova ad insegnare a “mangiare con la testa”

Il momento della premiazione di Stefano Erzegovesi, vincitore del 14° Premio Bancarella Cucina
Il momento della premiazione di Stefano Erzegovesi, vincitore del 14° Premio Bancarella Cucina

Al Bancarella Cucina è andato in scena… il digiuno. Eh si, in barba a cuochi stellati e a ricette gustose, la 14° edizione del Premio è andata allo psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi che con il suo “II digiuno per tutti” (edizioni Vallardi) ha convinto gli ottanta giurati del Premio che gli hanno permesso così di conquistare la statuetta del San Giovanni di Dio simbolo della vittoria del Premio che ha potuto alzare di fronte alla numerosa platea presente a Palazzo Dosi Magnavacca (non si è potuto utilizzare l’abituale sede del teatro della Rosa per gli ormai noti problemi dell’inagibilità). Un libro che, come raccontato dallo stesso professore Erzegovesi durante il dibattito, è nato dalla ricerca e dal confronto con i suoi pazienti alla ricerca di soluzioni dopo aver tentato numerose, faticose e purtroppo inefficaci diete. Quella che il professore propone non è “tanto una dieta” (infatti non sarebbe un vero e proprio digiuno ma più una giornata alla settimana “di magro”) ma un cambio di filosofia e di approccio con il cibo “è fondamentale mangiare con la testa. Perché cibo e mente sono la ragione sociale della salute. Quando le due cose vanno in armonia allora tutto il nostro corpo trova il giusto equilibrio”.

Concetti che quindi hanno convinto i librai del Bancarella Cucina che hanno premiato con 29 preferenze il libro di Erzegovesi che però a dovuto far fronte ad una concorrenza davvero agguerrita, tanto che, nel giro di pochissime preferenze, si è decisa la vittoria del Premio. Con 27 preferenze si è posizionato al secondo posto lo chef Davide Oldani (che non era presente ed è stato sostituito da una rappresentante della casa editrice “La Nave di Teseo”) con il suo “Le D’onne lo sanno”, un ex aequo al terzo posto con 24 voti per “L’età delle spezie” di Orazio Olivieri, (Donzelli Editore) e “La salsiccia Abarth” di Silvano Faggioni (anche lui assente e rappresentato dall’editore Luciano Reverdito). A seguire, con 23 preferenze, “Almanacco alimentare 2019” di Marco Consentino, Alessandra Gigli e Luca Piretta (Cairo editore) e, con 17 voti, “Mondo Ristorante” di Luca Farinotti, (Edizioni Clandestine). Prima dello spoglio delle schede c’è stato il consueto dibattito in cui sono stati illustrati i sei libri finalisti condotto con spigliatezza e verve dalla giornalista Viola Conti. Che ha anche lanciato sul piatto tematiche sociali ponendo la domanda (approfittando dell’assist di un intervento dal pubblico) di come mai il mondo della ristorazione sia prettamente o comunque per la maggioranza, maschile. Retaggi di una società maschilista che faticano ancora a sparire. Il pomeriggio è iniziato con gli interventi delle molte autorità presenti (l’onorevole Cosimo Ferri, il consigliere regionale Giacomo Bugliani, il sindaco di Mulazzo Claudio Novoa) oltre ai saluti del sindaco, Lucia Baracchini e del presidente della fondazione “Città del Libro” Gianni Tarantola, con entrambi che hanno sottolineato l’importanza che il Bancarella Cucina sta sempre più assumendo e che questo premio “non è solo il racconto del cibo, ma di come questo sia intrinsecamente legato alla tradizione e alla cultura di un Paese e dei suoi abitanti”. Motivo per cui il Bancarella Cucina, sin dalla nascita del Premio nel 2006, non ha cercato la “comoda” strada delle ricette vendute delle “star” della televisione ma ha voluto invece credere nell’incontro tra gastronomia e letteratura. Cercando di portare alla serata finale del Bancarella Cucina opere che abbiano una storia, un racconto, una dimensione letteraria che si unisca al contesto culinario. (r.s.)