Villafranca: un film per raccontare quel che “A gher ‘na vota”

Rappresentato a Filetto l’ultimo film di Corrado Armanetti che ha coinvolto i ragazzi delle tre classi delle medie dell’istituto “Baracchini”

La locandina allestita in occasione della proiezione del film “A gher ‘na vota”  del regista Corrado Armanetti che ha coinvolto i ragazzi delle tre classi delle medie dell’istituto “Baracchini”
La locandina allestita in occasione della proiezione del film “A gher ‘na vota” del regista Corrado
Armanetti che ha coinvolto i ragazzi delle tre classi delle medie dell’istituto “Baracchini”

Già il titolo “A gher ‘na vota”, scelto dagli studenti frequentanti le classi della Scuola Secondaria di Primo grado dell’istituto “Baracchini” di Villafranca, racconta il cortometraggio realizzato, con particolare interesse, sotto la guida competente ed esperta delle docenti Carmen Esposti e Graziana Gussoni, rispettivamente insegnanti di educazione musicale e artistica. La sera della rappresentazione, 18 giugno scorso, il giardino dell’antico convento di Filetto, era gremito: alunni, insegnanti, genitori, nonni, autorità… Non potevano mancare il parroco don Pietro Giglio, Loris Bernardi in rappresentanza dell’Amministrazione di Villafranca ed il menestrello della Lunigiana, Luigi Fabbri, in arte “Bugelli” accompagnato dal musicista Eddi Mattei. Entrambi, infatti, hanno dato un contributo rilevante, mediante l’esecuzione di “cantari” senza tempo che racchiudono l’essenza della Lunigiana, fatta di colori, di fiori, di verde, di semplicità, di aromi genuini e stuzzicanti. I giovanissimi attori hanno portato in scena uno spaccato della vita reale dei nostri avi. Un passato che ci appartiene ancora, che parla di noi e a noi. Che non possiamo cancellare perché in esso affondano le nostre radici agresti pastorali. È stato davvero uno srotolare la bobina del tempo, fra antichi mestieri: stagnaio, mugnaio, marangon (falegname), lavandaia…; i giochi semplici e socializzanti come: mosca cieca, pallone di carta, ruba bandiera… Mettendo in correlazione la fantasia con la realtà, si cresceva… Per quanto concerne la scuola, i bimbi andavano a piedi portando in inverno, ciascuno un pezzo di legna da ardere nelle fumose stufe. Tutto era di legno: banco, temperino, pastelli… Non c’erano discussioni per il crocifisso, ben esposto alla parete principale, e le lezioni iniziavano e finivano con una preghiera. Nelle famiglie patriarcali il rispetto per i vecchi era d’obbligo. Così le tradizioni, le feste, le serate sotto i gradili ad ascoltar le fole dei nonni mentre le donne filavano la grezza lana con l’ausilio di un arcolaio. Si pulivano i castagneti, si lavorava ogni fazzoletto di terra, si rispettava il ritmo delle stagioni con i loro frutti ed i loro sapori. Per calarsi nelle parti, i ragazzi hanno imparato battute spiritose in dialetto fra gli applausi spontanei e ripetuti del folto pubblico. “Nulla ci dà la misura del tempo che passa quanto la memoria degli uomini”. Oggi tutto funziona con la tecnologia, anche il nostro cervello tanto che non riusciamo a staccarci dal cellulare. Ritornare indietro? Impossibile, le comodità affascinano e rendono migliore la qualità della vita. Però desideriamo il fuoco di un camino, la tranquillità dei posti di montagna, la condivisione delle gioie e delle ambasce guardandoci negli occhi, il silenzio “parlato” dei boschi… mentre i progetti sono già rivolti al futuro. Un futuro che auguriamo ai nostri ragazzi, prodigo di bene. Una nota doverosa di plauso va al regista Corrado Armanetti. Un artista eclettico che nulla ha da imparare da quelli delle copertine patinate. Valore aggiunto a vanto della collettività lunigianese. Ivana Fornesi

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