Tornano nel cassetto i mini-Bot

Più una provocazione nei confronti dell’Europa che una proposta

Alcuni miniassegni degli anni Settanta
Alcuni miniassegni degli anni Settanta

La proposta di introdurre mini-Bot, intesi come tagli minimi di nuove banconote, ha avuto vita brevissima. Criticata subito da Mario Draghi e sostenuta con un po’ di fatica, per qualche giorno, dalle due formazioni di Governo. Ora è nel cassetto.
Non è ancora chiaro se sia stata un’estemporanea uscita di un economista leghista, Claudio Borghi, da tempo nemico dell’euro, oppure un segnale di minaccia di rottura che il governo ha voluto mandare mentre si accinge a discutere di conti pubblici e di rientro nei parametri concordati.
Nell’uno e nell’altro caso la proposta è crollata sul nascere, nonostante l’impegno di Borghi che è pur sempre presidente della Commissione Bilancio della Camera. Hanno espresso pareri contrari, oltre al presidente della Bce, anche il responsabile del Ministero dell’Economia e Finanze, Giovanni Tria e lo stesso premier, Giuseppe Conte. Con loro il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli e le associazioni degli imprenditori cui forse aveva voluto rivolgersi Borghi. Ma perché mai chi deve incassare dovrebbe accettare invece di normali euro, fogli di carta rappresentativi di un cambio 1 a 1 con l’euro ma spendibili solo per chi li accetta o forse buoni per pagare soltanto le stesse amministrazioni pubbliche? Ma a quel punto basterebbe una compensazione crediti/pagamenti di tasse o altro. Il mini-Bot non sarebbe paragonabile a un pagamento in titoli di Stato perché i Bot (Buoni Ordinari del Tesoro) e i BTp (Buoni del Tesoro poliennali) hanno una scadenza e un tasso di interesse.
Volendo, si possono vendere senza fatica ad altri con prezzi di mercato visibili a tutti. I mini-Bot, per chi ha voluto ironizzare, ricordano i miniassegni bancari degli anni ’70 (servivano a pagare i resti, gli spiccioli erano spariti) o alle piccole fotocopie del gioco dei Monopoli.
La sola proposta di una valuta alternativa all’euro ha messo in allarme l’agenzia di rating Moody’s: “L’emissione di mini-Bot sarebbe considerata come un primo passo verso la creazione di una valuta parallela e una mossa preparatoria all’uscita dell’Italia dall’Eurozona”.
In Italia il debito commerciale delle amministrazioni e dei soggetti pubblici nei confronti dei fornitori è di circa 57 miliardi, per metà scaduto. I ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione sono sempre stati vistosissimi e solo recentemente, con formule diverse, si è riusciti a ridurre il ritardo. Nel 2018 il dato medio di pagamento è risultato di 29 giorni, inferiore di un solo giorno ai 30 (che diventano 60 in casi motivati) fissati per legge. Due anni fa il ritardo era di 16 giorni. La semipubblica Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e le società di factoring private rendono più fluidi gli incassi dei fornitori. La proposta di mini-Bot lascia solo il dubbio della provocazione per misurare il grado di agitazione in Europa.

P.Z. – Agensir

Condividi