Lasciare la propria casa per guerra, fame e ingiustizie

Presentata a Pontremoli l’ottava edizione dell’ Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo

07atlante_guerre_mondo“A tutti coloro che sono costretti a lasciare la propria casa per guerra, fame, ingiustizie. A tutti quelli che rischiano la vita per tentare di trovare un’altra vita”. Con queste parole si apre l’ottava edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo (edizioni Terra nuova), presentato sabato 9 febbraio in un incontro organizzato dall’associazione Babel al bar La Cortina di Cacciaguerra di Pontremoli. 
Già, perché i conflitti, oltre ad essere denunciati e contrastati, vanno studiati. A fondo. Farlo ci aiuta a descrivere le contraddizioni della nostra epoca, a comprendere la realtà economica e la politica internazionale e prevederne le evoluzioni. E, soprattutto, a sfatare quei luoghi comuni sui migranti di cui veniamo continuamente bombardati, sui social network e pure nei media mainstream. A disinnescare, attraverso la conoscenza, quel razzismo dilagante che invaso il discorso pubblico. 
“Conoscere le guerre per costruire la pace”, questo – in sintesi – è il motto che riassume il significato dell’Atlante, che si presenta come un annuario aggiornato dei conflitti in atto sul Pianeta. Sono 34 quelli monitorati, più altre 17 situazioni in cui non si può parlare formalmente di guerra, ma la tensione è comunque altissima. Conflitti spesso “dimenticati”, su cui si preferisce chiudere gli occhi, salvo poi stupirsi (nel migliore dei casi) se qualche profugo proveniente da quelle zone calde arriva nel nostro Paese per chiedere asilo.  L’Atlante, attraverso “schede” che radunano puntualmente dati, mappe e numeri, fornisce gli strumenti per conoscere le guerre, e soprattutto, comprenderne le cause.
Perché è proprio sulle cause – come ha spiegato la giornalista e redattrice dell’annuario Alice Pistolesi, presente all’incontro – che bisogna agire per contrastare i conflitti. Le principali? Disuguaglianza economica, iniqua ripartizione delle risorse, emergenze ambientali, assenza di diritti e libertà. Fattori spesso amplificati dalla grande economia e dalle multinazionali, che non hanno più bisogno di un controllo diretto ed istituzionale dei Paesi del Terzo mondo per esercitare forme di neocolonialismo. Fattori, quelli citati, che portano inevitabilmente allo scontro. E accelerano i processi migratori. Un fenomeno globale a cui gli Stati sempre più spesso rispondono alzando barriere normative o muri reali: sono 22 quelli attuali, ci ricorda l’Atlante.
E proprio il tema dell’immigrazione ha suscitato un interessante dibattito, durante l’incontro promosso anche dal Cantiere per la pace della Lunigiana. Perché si migra? Dove si migra? Quali sono i numeri reali? Basti pensare – puntualizza Alice – che solo il 12% delle migrazioni mondiali si dirige verso l’Europa, per capire quanto poco sia fondata la narrazione dell’invasione. 
Le risposte di Alice hanno aperto una discussione, tra le più di 40 persone che hanno riempito la sala del bar, mentre altre sono state costrette ad accalcarsi all’ingresso. Molti interventi e molti quesiti che esprimono la necessità di confrontarsi e capire, e segnalano la rarità di occasioni come queste. Occasioni che Babel, ormai da più di sette anni, con passione, non ha mai smesso di costruire.

(L.F.)

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