Cinquanta ritratti per una storia del tennis

Se il tennis sta vivendo una nuova epoca d’oro, gran parte del merito va anche alla capacità di raccontarlo in modo epico, intimo e accessibile. “La storia del tennis in 50 ritratti” (edito da Gallucci), firmato da Paolo Bertolucci e Vincenzo Martucci, fa esattamente questo: trasforma la cronaca sportiva in letteratura del gesto atletico e umano. Non a caso il volume è risultato, come vi abbiamo raccontato nel numero scorso del settimanale, il vincitore del Premio Bancarella Sport 2026.
Il libro è una vera e propria antologia di passioni che attraversa le epoche della racchetta. Partendo dalla sua storia, che ha i suoi albori nel ‘700, racconta di come un passatempo nobiliare è diventato nei secoli una passione universale.
Il volume si concentra poi sui grandi tornei del Slam, a partire del “torneo” per eccellenza ovvero quello di Wimbledon che si svolge dalla fine dell’800 sui campi in erba dell’omonimo quartiere londinese, la cui sacralità è tale che, recita un proverbio, “un inglese tiene più all’erba di Wimbledon che al giardino del re (o della regina a seconda del regnante in carica)”. Senza dimenticare il torneo per nazioni, ovvero la Coppa Davis, che nel corso degli anni ha regalato trionfi memorabili e sconfitte clamorose.
Il libro si addentra, nel percorso degli eroi della racchetta, di chi la storia del tennis lo ha fatto sul campo, con il ritratto di 50 campioni dagli albori fino ai giorni nostri. Cinquanta campioni e campionesse, una storia di sfide memorabili attraverso un’unica grande passione per la racchetta.
Quindi un viaggio dai miti del passato come René Lacoste e Bjorn Borg, i nomi più recenti come Edberg, Becker o Sampras, si passa per i dominatori dell’era moderna sfiorando l’eleganza di Roger Federer, il ruggito agonistico di Rafael Nadal e l’acciaio mentale di Novak Djokovic.
Ma c’è grande spazio anche per il tennis femminile con atlete leggendarie come Chris Evert e Serena Williams, fino a toccare il presente luminoso della racchetta italiana con i successi e il talento di Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini. Ogni ritratto restituisce talento, carattere, rivalità e imprese che hanno segnato epoche diverse.
Inevitabile dare un’occhiata al ritratto che Bertolucci dedica al suo fraterno amico, Adriano Panatta compagno di tante gare in doppio, tra cui spicca la sfida che permise la conquista di un punto nella finale di Coppa Davis del 1976, la prima volta che l’Italia vinse l’ambita “insalatiera”.
Una finale condita da numerose polemiche politiche per avere accettato di giocare nel Cile del dittatore Pinochet. Bertolucci ricorda come negli anni ’70 fu proprio Panatta a rendere il tennis popolare in Italia quando non era certo uno sport così diffuso “bello come un protagonista della Dolce Vita, amato delle donne e invidiato dagli uomini, rimarrà l’unico ad aver battuto Borg nella sua amata Parigi” è il ritratto tra ironia e racconto delle abilità tecniche, dedicato all’ex tennista che oltre alla Davis nel 1976 vinse anche Roma e il Roland Garros.
Ma Bertolucci non si tira indietro anche alla inevitabile riflessione su quali reputa i migliori tennisti di tutti i tempi, McEnroe, che era un giocatore di un talento fuori da ogni schema, e poi Federer “per me il tennis, a livello maschile, è rappresentato da questi due”, in campo femminile Bertolucci fa invece il nome di Martina Navratilova.
Un libro la cui forza risiede nella straordinaria alchimia tra i due autori. Bertolucci apporta l’occhio clinico, l’ironia e la sensibilità tecnica di chi ha calcato i campi più importanti del mondo impugnando la racchetta; Martucci, storica firma del giornalismo sportivo, cuce i testi con una prosa scorrevole, ritmata e ricca di aneddoti preziosi. Il tutto è arricchito dalle illustrazioni di Giordano Poloni, che regalano una forte identità visiva a ogni singolo profilo.

Riccardo Sordi