Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio

Domenica 18 novembre, XXXIII del Tempo Ordinario
(Dn 12,1-3;  Eb 10,11-14.18;  Mc 13,24-32)

43vangelo“Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo, e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Siamo invitati a riflettere sulla fine del mondo, che può anche intendersi come la fine della mia, della nostra vita terrena. In quel momento saremo comunque sottoposti a giudizio.
Questo Vangelo ci racconta Il compimento di un sogno, iniziato nelle prime righe della Genesi, e colora di speranza la nostra fragilità. Questo mondo imperfetto finirà. C’è un Dio già qui, ma anche in arrivo. C’è ancora la tentazione dell’ingannatore: i segni possono essere equivocati. Coloro che non sono Dio hanno grandi megafoni e dicono: “sono io Dio, seguitemi”.
Prìncipi di un cielo di plastica. Ma il vero non è quello che si vede in superficie, è quello che ci è concesso di guardare in profondità. Quando ci accontentiamo di vedere, perdiamo il gusto della meraviglia, e la nostra storia, irripetibile e magnifica, diviene una sequenza di eventi scontati, faticosi e dolorosi.
L’annuncio di questo brano del Vangelo può essere inteso come una profezia apocalittica sulla distruzione del mondo, ma racconta soprattutto l’inizio di una nuova creazione. Quindi è una buona notizia. Ci interpella, ci chiama a collaborare alla costruzione della Nuova Gerusalemme, secondo i piani di Dio, e non secondo i nostri. Altrimenti costruiremo una nuova torre di Babele.
Prima o poi la Verità e la Perseveranza ci interrogheranno, e ci chiederanno se abbiamo scelto di vivere per l’eternità, e se abbiamo riconosciuto di essere la Sua immagine o no. Marco, in tutto il suo Vangelo, annuncia che Gesù si è volontariamente offerto, sulla croce, per la salvezza di tutti gli uomini, senza esclusione, perché Dio ci ama.
Questa verità non può mancare nell’annuncio. In ogni momento il Figlio può tornare, per attestare la sua Signoria sulla terra, e per creare i cieli nuovi e la terra nuova. Il mondo presente finirà. l’universo come è ora finirà. Sarà scosso dal Signore. Egli lo creerà nuovo. Il cristiano, in quanto discepolo di Cristo, è un uomo del presente e del futuro. Ogni momento è tempo di conversione, per divenire immagine di Gesù: la nostra eternità ha avuto inizio col concepimento.
“Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte…Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre”.
Nelle oasi palestinesi, in mezzo al deserto, le piante sono sempre verdi. Solo il fico perde le foglie in inverno, e, giunta la primavera, annuncia il cambio di stagione mettendo quelle nuove. Ma il tempo per osservare la primavera è brevissimo, i segnali sono minimi. Dobbiamo imparare ad osservare la storia con spirito di discernimento. Non dobbiamo chiedere “quando?”, ma essere pronti, e sperare, con perseveranza, in quell’ora che solo il Padre conosce.

Pierantonio e Davide Furfori

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