Liturgia: don Girardi, “rinnovare la vita delle nostre comunità”

Dal 12 al 15 novembre l’assemblea generale straordinaria della Cei. In programma la votazione sulla nuova traduzione italiana del Messale Romano. Sarà occasione per fare il punto sul cammino della riforma liturgica

43Messale_RomanoIn questi giorni, dal 12 al 15 novembre, si sta svolgendo l’assemblea generale straordinaria della Cei nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano: all’ordine del giorno c’è innanzitutto il tema della liturgia. a votazione della nuova traduzione italiana del Messale Romano sarà occasione per fare il punto sul cammino della riforma liturgica. I vescovi si confronteranno, quindi, sul lavoro della Commissione Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Il tema della missione costituirà motivo di riflessione sulla presenza e il servizio nelle diocesi italiane di presbiteri stranieri.
Al centro del dibattito dei Vescovi in Assemblea sta quindi la traduzione della terza edizione tipica latina del Messale Romano, non si tratta di una nuova riforma del Messale e su alcuni punti molto delicati come una diversa traduzione di alcune espressioni nel Padre Nostro o nel Gloria si dovrà aspettare la conclusione dei lavori dei vescovi fino alla promulgazione del Messale.
M. Michela Nicolais (Agenzia SIR) ne ha parlato con Luigi Girardi, preside dell’Istituto di teologia pastorale di Padova, tra i relatori dell’assise. Il motivo per cui il tema è stato posto al centro di una assemblea straordinaria sta nel fatto che la promulgazione di un libro liturgico importante come il Messale non è una cosa di “ordinaria amministrazione”, ma intende orientare e dare nuovo impulso alla pratica celebrativa dell’Eucaristia. In altre parole, mira a rinnovare la vita liturgica delle nostre comunità.
Ciò che si vuole riscoprire, quindi, è il modo in cui la liturgia è al cuore della vita della Chiesa, come “fonte e culmine”. Da questo punto di vista, è molto importante che i vescovi riflettano e facciano riflettere sul valore della liturgia e su come essa possa dare un giusto equilibrio alla vita della Chiesa.
La Chiesa è mandata ad annunciare il Vangelo che ha ricevuto e accolto. Ma oggi indica un compito più concreto, ossia l’uscire da un modo abituale di pensare la vita cristiana e andare incontro alla realtà delle donne e degli uomini di oggi, imparando di nuovo come è possibile vivere il Vangelo in questo contesto e darne una testimonianza che ne mostri la novità e la forza umanizzante.
A tutto questo la liturgia contribuisce facendo vivere ai fedeli che vi partecipano una esperienza di uscita da sé, di inserimento in una comunità, di apertura a Colui che ci viene incontro, di valorizzazione e trasfigurazione della nostra vita. Ci sono anche segni che vanno in controtendenza: liturgie vissute in modo intimistico, quasi privato, oppure arroccamenti su forme liturgiche che appartengono a contesti di un passato non più in sintonia con il presente ecclesiale.
Si rischia così di non essere “in uscita”, ma di restare prigionieri dentro uno steccato che ci si costruisce. Uno dei temi offerti da Papa Francesco è quello dell’omelia, breve e comprensibile per tutto l’uditorio. Proporre un’omelia è un compito importante, ma anche delicato. Hanno un grande peso le capacità e le sensibilità di ciascuno. Con l’omelia si vuole che la Parola proclamata trovi accoglienza e attualizzazione anzitutto dentro la celebrazione stessa: il Cristo che è presente nella Parola proclamata è lo stesso che è presente nel Sacramento.
Lo incontriamo perché illumini e dia senso alla nostra vita. L’introduzione al Lezionario dice che l’omelia deve guidare alla comprensione della Parola, aprire il cuore al rendimento di grazie, alimentare la fede nel Cristo che si fa presente, preparare alla comunione con Lui e ad una vita cristiana impegnata. È utile formarsi a conoscere la Scrittura ma anche la cultura di oggi, coltivare una sintonia con la vita delle persone, lasciarsi interrogare e convertire dalla forza della Parola.
Si deve vigilare invece sulla tentazione di usare il pulpito per altre finalità. Per tornare alla nuova edizione del Messale Romano, le eventuali novità si collocano soprattutto sul piano della traduzione di alcuni testi e dell’aggiornamento del Santorale.
L’incidenza sul volto delle nostre celebrazioni passerà soprattutto attraverso il modo di celebrare: l’ars celebrandi. Si pensi all’importanza di valorizzare tutti i linguaggi del rito: dal canto in tutte le sue forme, al modo di usare gli spazi liturgici, alla promozione dei vari ministeri liturgici. Ogni comunità sarà chiamata ad affinare il proprio stile celebrativo, mettendo le proprie risorse a servizio della lode di Dio.

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