Francia: una lotta portata avanti con determinazione e umiltà

Rapporto dei vescovi d’oltralpe sugli abusi: 211 denunce negli ultimi due anni. Primi risultati della linea sulla tolleranza zero contro la pedofilia

I vescovi francesi riuniti a Lourdes
I vescovi francesi riuniti a Lourdes

La linea della tolleranza zero contro la pedofilia nella Chiesa comincia in Francia a dare i primi risultati. È quanto emerge da un Rapporto pubblicato dalla Conferenza episcopale francese alla vigilia della Assemblea plenaria dei vescovi che si è svolta dal 3 al 6 novembre a Lourdes e dove, per la prima volta, sono state accolte e ascoltate 8 vittime di abusi sessuali.
Dal gennaio 2017 fino ad oggi, sono state 211 le persone che hanno denunciato casi ai vescovi e 75 i fatti segnalati e denunciati alla giustizia. Questa crescita del numero dei testimoni in soli due anni – si legge nel Rapporto – è l’esito di tutta una serie di nuovi strumenti di prevenzione e denuncia messi in atto dai vescovi che consentono oggi alle vittime di uscire allo scoperto in tutta sicurezza. Anche la copertura mediatica ha favorito e incoraggiato molti a farsi avanti.
Il Rapporto precisa le 3 ragioni che spiegano la differenza tra il numero delle testimonianze (211) e il numero delle segnalazioni presentate alla giustizia (75): almeno 11 degli autori implicati nelle testimonianze sono morti; diversi casi si riferiscono a un singolo autore; alcune testimonianze non giustificavano la segnalazione al pubblico ministero. Dal Rapporto emerge che sono 129 i sacerdoti e i diaconi che sono stati nominati da un testimone. Questa cifra tiene conto anche dei preti non coinvolti in nessuna causa. Di questi, 49 sono stati temporaneamente sospesi da tutto o parte del loro ministero.
Si tratta di una misura prudenziale adottata dai vescovi non appena un fatto viene denunciato, in applicazione delle norme canoniche vigenti nella Chiesa di Francia. 9 sono stati invece oggetto di una sanzione della giustizia canonica (giustizia della Chiesa).
Queste sanzioni possono essere per esempio: la riduzione allo stato laicale, la sospensione definitiva, il divieto di confessare, il divieto di esercitare il ministero con i bambini, ecc. Ma la lotta si gioca anche a livello dei seminari con corsi di formazione specifici e percorsi di accompagnamento spirituale e psicologico in cui sono coinvolti esperti e specialisti, uomini e donne. Si stima infine che siano tra le 7 e le 8mila le persone sensibilizzate o addirittura formate a prevenire il problema e ciò è avvenuto promuovendo vari incontri, corsi o sessioni di lavoro finalizzati a gruppi ecclesiali, movimenti e associazioni.

Mons. Luc Crepy, vescovo di Puy-en-Velay, presidente della “Cellula permanente di lotta contro la pedofilia”
Mons. Luc Crepy, vescovo di Puy-en-Velay, presidente della “Cellula permanente di lotta contro la pedofilia”

L’impegno della Chiesa di Francia risale al 2016. Da allora i vescovi si sono dotati di una serie di strutture e iniziative che aiutano a gestire e prevenire ogni forma di abuso. È stata istituita presso la Conferenza episcopale francese una “Cellula permanente di lotta contro la pedofilia” presieduta da mons. Luc Crepy, vescovo di Puy-en-Velay che si avvale del supporto di esperti e figure altamente professionali. Sono stati poi aperti un sito e addirittura un indirizzo mail dove le persone – vittime o testimoni – possono denunciare casi. In seno al Segretariato generale della Conferenza episcopale francese è stata nominata una donna, Ségolaine Moog, con il compito di coordinare l’impegno dei vescovi nella lotta contro la pedofilia. Per favorire poi un’azione di prevenzione e denuncia capillare su tutto il territorio francese, sono state istituite Cellule locali di ascolto.
Il Rapporto è stato pubblicato all’indomani della comparizione al Tribunale di Orléans del vescovo mons. André Fort e di padre Pierre de Pierre de Castelet. Quest’ultimo deve rispondere per aggressioni sessuali su minori. Le accuse risalgono al 1993 e hanno avuto luogo in un campo estivo dove il sacerdote si sarebbe fatto passare per infermiere e avrebbe usato questa posizione per toccare i bambini sotto copertura di esami medici. Il caso però è riemerso solo nel 2010, quando una delle vittime si è accorta che il sacerdote non solo era ancora in funzione nella diocesi di Orléans ma era stato anche nominato cappellano degli Scout di Europa.
Da qui il coinvolgimento del vescovo per mancata denuncia del caso. Ma sul fronte abusi pesano in maniera molto dura le accuse contro il cardinale Philippe Barbarin di Lione e negli ultimi due mesi due sacerdoti (uno a Rouen e uno sempre ad Orléans) si sono suicidati perché coinvolti in accuse per atti impropri.
“Quello che è stato fatto negli ultimi due anni è solo l’inizio”, promette il vescovo Luc Crepy. “Questa lotta contro la pedofilia deve continuare negli anni a venire con determinazione e umiltà”. “Resta ancora molta strada da fare”, aggiunge. “La cultura del segreto, la tentazione a minimizzare la gravità degli abusi sessuali, l’oblio o il rifiuto di ascoltare le vittime e la tentazione di voler difendere a tutti i costi l’istituzione sono ancora e purtroppo ostacoli da superare nella Chiesa”.

M. Chiara Biagioni – Agensir

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