La scelta di Francesco

La liberazione dall’ansia del denaro e delle ambizioni terrene. A Pontremoli le iniziative per l’8° centenario della fondazione della chiesa. Le conferenze di don Pietro Pratolongo e di Paolo Lapi

Giotto, Storie di San Francesco: la Rinuncia agli averi (1292-1296). Assisi, Basilica superiore.
Giotto, Storie di San Francesco: la Rinuncia agli averi (1292-1296). Assisi, Basilica superiore.

La festa del “transito” di San Francesco d’Assisi è stata l’inizio di celebrazioni che saranno declinate per un anno a ricordo del passaggio del Santo da Pontremoli nel 1219 con fondazione della chiesa di San Francesco, evento sostenuto da una tradizione ormai acquisita come verità storica. L’inizio delle celebrazioni è stato segnato da due conferenze: il frate francescano Cristiano dell’eremo di Adelano di Zeri il 1° ottobre ha dato forte rilievo all’attualità del messaggio di San Francesco.
Nella sera successiva don Pietro Pratolongo ha richiamato la figura del Santo nei nuclei fondativi della sua conversione di vita insieme a notizie riferibili ai suo itinerari missionari, tra i quali Sarzana e Pontremoli, secondo quanto asserisce il cappuccino Bernardino Campi (1656-1716) nelle sue Memorie storiche della città di Pontremoli, rimaste inedite fino al 1975, di tono molto celebrativo della città con l’intento di farla proclamare città nobile e degna di sede di diocesi.
Don Pietro si è mosso sulla Regola francescana bollata da papa Onorio III nel 1223 e su solide basi bibliografiche su Francesco e la sua pronta sequela di seguaci. La Regola si fonda su una radicale adesione al Vangelo: al giovane ricco che chiede a Gesù cosa fare per guadagnare il regno dei cieli la risposta è vendere tutto il patrimonio e darlo ai poveri. Francesco è un giovane ricco figlio di mercante che sogna di entrare nella nobiltà del cavaliere, fa due incontri decisivi che lo portano a “sposare madonna Povertà”, stando alla metafora dantesca, non è povero per necessità, sceglie di esserlo.
L’incontro col Crocifisso della diroccata chiesa di San Damiano gli fa accogliere l’invito a raddrizzare la chiesa cadente, non tanto quella specifica e materiale, ma la Chiesa degli Apostoli che era diventata in vari casi corrotta e contestata da spinte riformiste che condannavano ecclesiastici concubini e simoniaci e volevano un ritorno alla castità e povertà evangeliche. Francesco con la dedizione ai poveri e San Domenico con la dottrina rimasero nella Chiesa di Cristo e la rinnovarono, nel tempo in cui molti entrarono nell’eresia, la più numerosa quella dei catari o albigesi.
Altro incontro di decisiva conversione è col lebbroso, lo respinge poi lo abbraccia. Assume su di sé totale consapevolezza della fragilità e debolezza umana, si fa penitente verso Dio non col cilicio ma col fare il bene per redimere le ingiustizie del mondo che generavano allora come ora grandi masse di poveri. La via di Francesco è il distacco pieno dall’ansia del denaro e delle carriere mondane, è l’accoglienza del peccatore e convertirlo. Operatore di pace, va itinerante ad annunciare il Vangelo, perfino nelle terre dell’Islam, giungendo a Damietta turca nel 1219 e rientrando a Venezia nel 1220 perché trovò gente “acerba” al Vangelo.
Nei suoi tanti incontri missionari è collocabile il passaggio a Sarzana (dove avrebbe incontrato San Domenico, stando a una lapide) e a Pontremoli, potrebbe essere prima di imbarcarsi per l’Oriente. Imita Cristo e sarà partecipe della crocifissione con le stimmate ricevute nel tempo cupo del ritiro nel “crudo sasso” della Verna, sofferente di glaucoma che lo portò quasi alla cecità totale e di cancro allo stomaco che lo portò alla morte nella notte tra il 3 e 4 ottobre 1226 alla Porziuncola di Assisi.
La Regola era dura, seguita dagli Osservanti e dagli Spirituali in modo estremo, era contestata da altri frati che volevano il riparo di un convento e qualche conforto materiale; dopo l’approvazione del 1223 sono accettati i “conventuali”, che non potevano possedere case ma solo abitarle. Il Campi dice che Francesco, proseguendo il suo andare predicando con zelo apostolico giunse a Sarzana dove fondò un suo convento e passando a Pontremoli già in fama di santità ebbe così affettuosa devozione che a spese pubbliche fu fabbricato un convento con una cisterna nel piano di Verdeno dove poi Francesco inviò i suoi frati ad abitare. Fu un piccolo convento di Frati Minori e modesta la chiesa, scrive Pietro Ferrari narrandone la storia, un dato certo è che la chiesa fu dotata di campana ancora esistente posata nel 1311.

Quel passaggio a Pontremoli

L'altare dedicato a San Francesco nella chiesa parrocchiale di San Colombano a Pontremoli
L’altare dedicato a San Francesco nella chiesa parrocchiale di San Colombano a Pontremoli

Ulteriori note e ipotesi sono venute dalla breve relazione di Paolo Lapi, muovendo sempre dall’unica fonte del Campi basata sulla tradizione per la quale il convento di Pontremoli fu il terzo convento fabbricato in vita del Santo nella Liguria. Molto opportune sono state le osservazioni di metodologia storiografica. È indiscutibile che lo storico si basa su prove oggettive, quelle testimoniate da documenti autentici e verificati – e per la venuta di Francesco a Pontremoli non ci sono; se ci furono, andarono distrutti insieme a tutti gli altri nell’incendio del 1495.
Le leggende, i miti, le tradizioni, le canzoni popolari non sono tutta la verità storica, mutano secondo il sentire comune nella trasmissione orale, tuttavia un fondamento lo hanno. Anche il grande storico romano Tito Livio nello scrivere la storia di Roma dalla sua fondazione accoglie il “si dice” delle “cose da leggere” (legenda) sul tempo dei sette re. La conferenza tenuta nel presbiterio della chiesa parrocchiale dei SS. Giovanni e Colombano di fronte all’altare di S. Francesco è stata occasione per parlare della piccola tela di fine Quattrocento con immagine del Santo, che forse riproduce l’originale su tavola di legno andata deteriorata; sta nella cappella della famiglia Seratti, è incorniciata dai santi Bonaventura, Chiara, Ludovico, Elisabetta d’Ungheria dipinti dal Cavalier Curadi, è residuo della primitiva chiesa, ristrutturata e riaperta al culto il 20 novembre 1503. L’andar itinerante di Francesco nelle nostre zone Paolo Lapi lo vede in direzione nord-sudovest: Venezia-Bologna-Parma- Pontremoli, agitato borgo in cui forse portò un momento di pace – Sarzana.
Quando nel declinare del sec. XVI arrivò il nuovo ordine dei francescani Cappuccini, Pontremoli è racchiusa nei bracci di una croce sotto protezione di Francesco e della Madonna: a Nord i Carmelitani e a Sud la SS. Annunziata col convento degli Agostiniani; a ovest il convento e la chiesa dei Minori francescani, a est i Cappuccini. 

Maria Luisa Simoncelli

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