Unione Europea: tre appuntamenti da tenere sott’occhio

A Bruxelles e Salisburgo. Europa in equilibrio tra corto circuito e rilancio

General view of plenary session Week 3 2017 in Strasbourg
General view of plenary session Week 3 2017 in Strasbourg

Le difficoltà in cui si dibatte il Vecchio Continente sono sotto gli occhi di tutti, anche se la crisi si alimenta non tanto a Bruxelles, quanto negli Stati dell’ Unione Europea. Prima della politica dell’Europa è la società europea ad essere malata: in un’epoca segnata dalle verità presunte anziché discusse e verificate, dalle fake news dilaganti, il discernimento politico lascia spazio al tifo, la partecipazione personale e comunitaria al bene comune cede il passo alle falsità trasmesse mediante il web.
Così, proprio quando occorrerebbe serrare i ranghi per affrontare le innumerevoli e gigantesche sfide comuni che bussano alla porta del continente, nei Paesi membri hanno la meglio le forze politiche che dell’Ue farebbero – a parole – a meno, salvo poi invocare da Bruxelles soldi e risposte ai problemi quotidiani: dall’economia alle migrazioni, dalla difesa ai mutamenti climatici, dalla concorrenza cinese alla protezione della salute, dal sostegno alle imprese alla formazione dei giovani.
Il tutto reso più complicato dall’idea di una significativa riduzione del bilancio comunitario. Il sovranismo e i populismi interni fanno il pari con le instabilità e le turbolenze oltre i confini europei.
In Germania si registrano violente manifestazioni a sfondo razzista; in Francia Macron sconta le difficoltà a governare; la Svezia marcia verso le elezioni legislative del 9 settembre con il profilarsi del successo dei partiti dell’ultradestra; il Regno Unito è di fatto fuori gioco, più che mai isolato e in cerca di nuovi “amici” al di fuori dell’Europa.
C’è poi l’Italia, in cui i nemici dichiarati dell’Europa (forse ormai maggioritari) non fanno più mistero dei loro sentimenti, che rimbalzano persino dalle sedi istituzionali.
Da tre appuntamenti europei che si terranno nel giro di un mese e mezzo, potrebbero venire segnali positivi, o meno, anche in vista delle elezioni dell’Europarlamento del maggio 2019: il Discorso sullo stato dell’Unione, che il presidente della Commissione Juncker presenterà al Parlamento europeo il 12 settembre; il vertice informale dei capi di Stato e di governo del 20 settembre a Salisburgo (focus su migrazioni e frontiere esterne); il Consiglio europeo del 18 ottobre (decisioni relative alla Brexit e ai futuri rapporti con Londra).
Si potrebbe trattare di tre snodi essenziali per capire se, e in quale misura, i Ventisette hanno la seria volontà di camminare ancora insieme per la costruzione del bene comune, in chiave solidale e nel rispetto delle differenze tra gli stessi Paesi membri.
Se dovessero prevalere le tendenze nazionaliste e disgregatrici, le vittime saranno i singoli Stati perché quelle idee non mirano a nuove convergenze, a obiettivi comuni, al reciproco sostegno: ognuno per sé, anche a costo di schiacciare i piedi del vicino.

(G.B.)

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