Quel “no” che mise fine al progetto della regione emiliano-lunense

Nella Costituente la posizione di Edgardo Lami Starnuti, già sindaco di Carrara, convinse i colleghi a non sostenere il progetto della nuova regione presentato da Giuseppe Micheli.
Il dibattito che si sviluppò alla fine del 1946 è riportato nel libro di Pierpaolo Ianni dedicato alla figura di un politico locale poco conosciuto e troppo presto dimenticato.
La posizione di Emilio Lussu fu determinante per la bocciatura del progetto

Edgardo Lami Starnuti (1887-1968)
Edgardo Lami Starnuti (1887-1968)

Il recente libro di Pierpaolo Ianni sulla figura di Edgardo Lami Starnuti – sindaco di Carrara fra il 1915 e l’avvento del Fascismo, nel dopoguerra più volte parlamentare e ministro – propone un interessante contributo alla conoscenza del dibattito sulla creazione della regione emiliano-lunense. Un progetto che venne bocciato nei lavori dell’Assemblea Costituente e che era stato proposto e sostenuto dal parmense Giuseppe Micheli. Era stato questi, anch’egli padre costituente nonché senatore e ministro, a lanciare l’idea di una nuova regione sulla rivista “La Giovane Montagna” definendone confini che avrebbero portato a disegnare la geografia dell’Italia centro-settentrionale in modo ben diverso da quelli che conosciamo. La regione emiliano-lunense avrebbe coinvolto le attuali Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Liguria “assorbendo” – in tutto o in parte – i territori delle province di Parma, La Spezia, Piacenza, Mantova, Reggio Emilia, Massa Carrara, Cremona e Lucca.
Micheli aveva formalizzato il progetto alla vigilia dei lavori della Costituente e nel luglio 1946 la Commissione ristretta dei 75 aveva inserito la “nuova” regione nell’elenco di quelle a statuto ordinario da portare all’approvazione dell’Assemblea. A sostegno Micheli aveva raccolto un ampio consenso che aveva fatto crescere un cauto ottimismo; ma se approvato il disegno avrebbe visto a rischio l’esistenza della provincia di Massa Carrara. Due autorevoli esponenti del territorio apuano, entrambi membri della Costituente, esprimevano le due opposte posizioni. Da un lato Carlo Sforza, di Montignoso (già Ministro degli Esteri del Regno prima del Fascismo e poi ancora nel 1947), dall’altro il carrarese Edgardo Lami Starnuti.

Roma, 1963: riunione del Consiglio dei Ministri. Al centro il presidente Aldo Moro. Lami Starnuti è sulla destra, seduto tra Zaccagnini e Saragat
Roma, 1963: riunione del Consiglio dei Ministri. Al centro il presidente Aldo Moro. Lami Starnuti è sulla destra, seduto tra Zaccagnini e Saragat

Come emerge dal dibattito riportato da Ianni nel suo libro: “il 17 dicembre 1946 la seconda sottocommissione è impegnata nella discussione sulle autonomie locali e Lami Starnuti contrasta efficacemente ogni tentativo di ridurre e smembrare il territorio della Provincia di Massa e Carrara al fine di costituire una nuova Regione emiliano-appenninica”. La sua preoccupazione principale sembra essere quella che, nella definizione dei confini, la provincia di Massa Carrara possa essere smembrata con l’assegnazione della Lunigiana alla regione proposta da Micheli, fatto che quasi certamente avrebbe portato alla cancellazione della provincia apuana: “se da Massa e Carrara fosse tolta tutta l’Alta Lunigiana – affermava – la Provincia sarebbe ridotta a quattro Comuni di appena 110-115 mila abitanti e quindi potrebbe non avere più ragione di essere”.
Evidentemente le argomentazioni di Lami Starnuti dovettero sembrare pertinenti ad un buon numero di componenti la commissione se lo stesso Sforza si sentì di sottolineare, in una lettera a Formentini, come gli sforzi di Micheli per convincere l’ex sindaco di Carrara ad ammorbidire la propria posizione fossero vani e che sarebbe servito un impegno più ampio, in particolare degli esponenti spezzini.
Ianni ricorda inoltre un aspetto significativo: a parte la posizione favorevole a Micheli assunta dal sindaco di Pontremoli Carlo Laba, da parte degli altri Comuni lunigianesi non erano arrivati pronunciamenti ufficiali, fatto che aveva portato Lami Starnuti a dire che “se vi sono a Pontremoli delle manifestazioni ufficiali rappresentative come quella costituita dal telegramma del sindaco socialista della città, non vi sono state manifestazioni ufficiali del resto dell’Alta Lunigiana, la quale non è soltanto Pontremoli, ma è anche Fivizzano, Aulla, Tresana, Villafranca, Licciana, Podenzana, Mulazzo, Filattiera, Zeri e Comano. Tutte queste popolazioni non si sono ancora pronunciate; e se è da riconoscersi che larghe correnti sono sfavorevoli al nuovo progetto, manca una precisa formale manifestazione che esprima veramente la volontà della maggioranza di quelle popolazioni”.
Il futuro del progetto resta dunque in bilico, ma alla fine le argomentazioni di Lami Starnuti fanno breccia in alcuni dei deputati che sembravano propendere per il “sì” al progetto di Micheli; tra questi sembra essere stata determinante la posizione di un personaggio del calibro di Emilio Lussu, ufficiale durante la Prima Guerra Mondiale, antifascista, combattente nella Guerra Civile Spagnola, esponente di primo piano della Resistenza, fondatore del Partito Sardo d’Azione e di Giustizia e Libertà. Questi, inizialmente propenso a sostenere il progetto, dichiarò: “sebbene per impulso naturale sarei portato ad aderire alla opinione degli onorevoli Fuschini e Micheli, sono rimasto colpito dalle argomentazioni del Presidente Terracini e dell’onorevole Lami Starnuti, così che non mi sento autorizzato ancora ad esprimere un parere favorevole”.
Il progetto della regione emiliano-lunense alla fine non ebbe dunque i voti necessari per essere inserito nel nuovo quadro istituzionale dell’Italia repubblicana e certo l’impegno, l’autorevolezza e le argomentazioni di Edgardo Lami Starnuti ebbero molta parte in questo risultato.

Paolo Bissoli