Albertina Soliani ad Adelano per la commemorazione del comandante “Facio”

Le scelte partigiane sul crinale della storia

Una momento della cerimonia di commemorazione ad Adelano del comandante “Facio”
Una momento della cerimonia di commemorazione ad Adelano del comandante “Facio”

Il forte temporale che ha preceduto la cerimonia non hanno impedito a tanti di trovarsi domenica pomeriggio ad Adelano per ricordare Dante Castellucci nel 74.mo anniversario della sua fucilazione. Promossa e organizzata dall’ANPI di Zeri, la manifestazione davanti al monumento che ricorda l’uccisione del comandante “Facio”, fucilato da un gruppo di partigiani del suo stesso battaglione, ha visto la partecipazione di numerose associazioni, tra le quali le sezioni ANPI di Pontremoli e Villafranca, di una della città di Genova, del gruppo Alpini di Zeri, dei Donatori di Sangue e della Croce Verde e, con la fascia tricolore, dei consiglieri Baratta (Zeri) e Tosi (Sesta Godano) e del vicesindaco di Pontremoli, Manuel Buttini. Tra i numerosi labari e gonfaloni anche quello della Provincia di Massa Carrara, primo a essere decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare nel 1947. Vari gli interventi che si sono succeduti sotto la regia di Raffaello Nadotti dell’ANPI di Zeri: Gino Baratta (Comune di Zeri), Paolo Bissoli (Istituto Storico della Resistenza Apuana), Brian Lett (figlio del magg. Gordon Lett) con le conclusioni del presidente dell’ANPI di Zeri, Mauro Malachina. L’orazione ufficiale è stata tenuta dalla sen. Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi di Gattatico (RE).

I rappresentanti delle amministrazioni presenti, di fronte al monumento che ricorda Dante Castellucci "Facio"
I rappresentanti delle amministrazioni presenti, di fronte al monumento che ricorda Dante Castellucci “Facio”

La scelta di stare dalla parte giusta in quel crinale della storia che sono stati i lunghi mesi dell’occupazione nazifascista in Italia è stata una scelta che ha caratterizzato una generazione di giovani che voleva far finire la guerra riconquistare la pace, abbattere la dittatura nella quale erano nati e cresciuti, costruire la democrazia. Anteponendo questa “missione” ad ogni altra cosa, compresa la propria vita. Dante Castellucci, i fratelli Cervi con il loro padre Alcide, Laura Seghettini e migliaia di altri giovani lo hanno fatto, contribuendo a creare le istituzioni democratiche della nuova Italia e lasciando in eredità l’onere di continuare lungo la strada tracciata. Come nel tragico fatto che il 22 luglio 1944 portò la fine della vita di Dante Castellucci, quelli furono mesi dove non mancarono le ombre, ma queste sono davvero ben poca cosa di fronte alla luce della scelta fatta. I valori della Resistenza sono ancora tutti qui, nella nostra vita quotidiana, anche in questi anni di smarrimento nei quali sembra che la politica vada in una direzione diversa, nei quali scelte incomprensibili tornano a mettere uomo contro uomo, in una inaccettabile graduatoria sul diverso valore delle vite. Il messaggio che si è levato da Adelano è stato chiaro e forte; in tanti si sono soffermati dopo la cerimonia a commentare i fatti lontani e a riflettere sul presente, nella consapevolezza che occasioni come queste non sono nostalgiche rievocazioni ma memorie vive ed attuali per riaffermare principi universali e contribuire ad una società più giusta.

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