Pisa, gli affreschi di Buffalmacco finalmente recuperati

La città toscana aumenta ancora l’offerta dei suoi straordinari capolavori artistici con le pitture danneggiate dai bombardamenti della sconda guerra mondiale che il 17 giugno saranno ricollocate nella struttura del Camposanto realizzata tra XIII e XIV secolo

22Buffalmacco1Il 17 giugno, festa di San Ranieri patrono di Pisa, la città consegnerà al mondo il recupero completo degli affreschi del Camposanto, il grande cimitero rettangolare che chiude con una galleria interna a quadrifore gotiche un prato orlato di rose, sul lato nord della Piazza dei miracoli artistici della Torre pendente, Duomo e Battistero.
La costruzione fu voluta dal vescovo Ubaldo Lanfranchi che nel 1203 fece qui depositare terra portata dal Golgota, i lavori furono iniziati nel 1277 da Giovanni di Simone. Le quattro pareti a partire dal 1360 furono completamente affrescate: sono quasi duemila metri quadri di pitture, una delle più grandi stesure di dipinti del mondo, senza spazi vuoti sono narrate per immagini storie bibliche, vicende storiche, vite di Santi, condizioni esistenziali. Il grande storico dell’arte Antonio Paolucci definisce il Camposanto “la cappella Sistina dei pisani”.
È stato fino al secolo scorso il Pantheon della città, vi furono sepolti i personaggi illustri dell’Università e della società pisana, il pavimento della galleria è tutto un susseguirsi di lapidi e di tondi con stemmi e immagini, moltissimi i sarcofagi anche romani di reimpiego. Vi lavorarono per secoli pittori di fama come Benozzo Gozzoli, Spinello Aretino,Taddeo Gaddi.
22Buffalmacco2Il primo a dipingervi fu Buonamico di Buffalmacco personaggio di novelle del Boccaccio. Il 27 luglio 1944 gli americani intenti a colpire a cannonate le postazioni tedesche, distrussero il tetto del Camposanto coperto di piombo che fondendo colò e danneggiò gravemente gli affreschi.
Una parte di questi non sono più leggibili, si pensò subito a salvare il salvabile con la tecnica dello stacco impregnando di sostanze chimiche una tela su cui passavano senza danneggiarsi figure e colori, e tornavano a vista le sottostanti sinopie, disegni preparatori in rosso ora custoditi in Museo.
I dipinti più danneggiati furono quelli del Gozzoli e di Buffalmacco, autore delle tre scene del Trionfo della morte, la terribile falciatrice che da poco aveva devastato l’Europa uccidendo almeno il 34% della popolazione.
La morte è una realtà assente nei pensieri di dame e signori in cavalcata, invece essa incombe, intralcia improvvisa il loro andare con tre bare aperte con tre morti in stadio diverso di putrefazione, il terrore è espresso dal potente urlo di una donna, dal cavaliere che si tura il naso, invece non colpisce gli esseri infelici e disperati che la invocano come liberazione dai loro tormenti.
La morte corre a colpire la cortese adunata di fanciulle e giovani che si dilettano di musica e lieto conversare in un verziere. Sovrasta la danza a vortice di angeli e diavoli che si contendono le anime per l’eternità e a lato in alto eremiti vincono un maligno diavolo tentatore dedicandosi allo studio e alle azioni quotidiane come mungere un’antilope.
Altro affresco ricollocato è un Giudizio universale che mette in sconvolgente antitesi il bene e il male, da un lato dentro due grandi mandorle Gesù e Maria circondati dagli Apostoli, tante schiere di beati disposti con effetto prospettico, una folla di re e di popolani in parte trainati attraverso una porta avvolta da fiamme. Dall’altro lato una descrizione pittorica delle bolge infernali dantesche, con al centro Lucifero gran mangiatore di anime e dentro il ventre una donna avvolta da fiamme, gran contorsione di dannati dentro le spire di serpenti, bolliti dentro calderoni, squartati o sotto le tenaglie di un diavolo cavadenti.
Il restauro di questi affreschi di Buffalmacco è costato sette milioni di euro, realizzato da maestranze dell’Opera Primaziale pisana con una nuova tecnica di stacco, il supporto ora è in vetroresina e alluminio.
La pulitura è stata fatta con batteri mangiatori; applicati sui dipinti per tre ore mangiano tutto il materiale organico senza danneggiare il colore. Per evitare la condensa viene riscaldata dal dietro la superficie dell’affresco aumentando la temperatura di due o tre gradi con controllo continuo di un sensore.

Maria Luisa Simoncelli

Condividi

Scrivi un commento