Aumenta il numero delle persone affette da demenza: in Italia sono circa un milione, il 60% circa delle quali colpite da Alzheimer. Malattia terribile, che frantuma la dignità della persona rendendola come una tela che, giorno dopo giorno, si sfilaccia fino a perdere del tutto la trama.
La persona affetta da tale morbo non è più in grado di riconoscere le persone care né di riconoscersi, si perde per strada, fatica a vestirsi, a mangiare, a compiere i gesti quotidiani. In quella persona c’è, però, un cuore che continua a battere, vivo come l’amore dei famigliari che comunque, da questo punto di vista, devono affrontare ardue salite.
È necessario l’intervento delle istituzioni per collaborare con le famiglie, per supportarle, per non lasciarle sole, per offrire assistenza, consigli, suggerimenti, terapie…
Gli investimenti colossali delle industrie farmaceutiche più importanti hanno dato risultati mediocri, tanto da indurle a deviare risorse verso altri campi di studio.
Trovare antidoti alle amnesie e al deterioramento mentale è impresa titanica, però la ricerca deve continuare anche per avere diagnosi precoci, attraverso lo studio del metabolismo del cervello.
Laura Calza, già allieva di Rita Levi Montalcini e presidente della Fondazione IRET conduce attivamente una linea di accurata indagine a Ozzano, Tecnopolo di Bologna, con il sostegno di vari enti e associazioni. Risulta importante la prevenzione: i medici raccomandano di contrastare sovrappeso e obesità, ridurre i livelli di ipertensione e colesterolo; mantenere una vita sociale attiva; impegnarsi in attività intellettive e dormire bene almeno sette ore per notte.
“Al momento della diagnosi” ci dice la figlia di un uomo affetto da Alzheimer “la notizia non colpisce come quando senti parlare di cancro. La prospettiva di perdere neuroni pare più accettabile della perdita dei capelli dovuta alla chemio. Il tumore è vigliacco, depista; pensi che il cervello possa essere ‘riacceso’, Poi ti accorgi che non è così, che la persona fino a poco prima attiva è precipitata in un mondo di dolore. Una discesa allucinante, il calvario della progressiva dissoluzione. Una malattia che costringe i famigliari a farsi aiutare per contrastare l’insonnia, l’agitazione, le preoccupazioni e non finire nel tunnel della depressione”.
Confessioni e testimonianze che non possono lasciare indifferenti: la ricerca deve fare in fretta per arginare l’avanzare di un’epidemia sanitaria e sociale. “Dimenticare chi dimentica” è un errore che potremmo essere costretti a pagare tutti.
(Ivana Fornesi)



