Pietro Giorcelli presidente nazionale della Fuci

Ha 26 anni, vive a Pontremoli e studia a Milano. Nominato dalla recente Assemblea della Cei

23giorcelli_pietroIl pontremolese Pietro Giorcelli, figlio dello psicologo Piervittorio, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, è il nuovo presidente nazionale maschile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) per il biennio 2018-2020.
È stato nominato dal Consiglio episcopale permanente nel corso dei lavori dell’ultima Assemblea generale della CEI. Pietro subentra a Gianmarco Mancini. Sarà lui, ventiseienne, a fare da punto di riferimento per i giovani universitari che si ritrovano nello spirito della federazione che annovera nell’album dei suoi iscritti più illustri figure di spicco della storia italiana come Aldo Moro e Giulio Andreotti.
L’incarico nazionale Pietro lo dividerà con Gabriella Serra, originaria di Dorgali – Sardegna – che si occupa, dal maggio scorso, della sezione femminile. La Fuci ha una struttura federativa: ciascuno dei tre livelli (Gruppi, Regionale e Nazionale) elegge i rappresentanti al livello superiore.
Gli aderenti di ogni gruppo eleggono i presidenti di Gruppo. I presidenti di Gruppo di una stessa Regione eleggono gli incaricati regionali (IR) nelle Assemblee regionali. Gli incaricati regionali e i presidenti di Gruppo, assieme alla Presidenza nazionale e ai rappresentanti dell’Assemblea federale, formano l’Assemblea federale. Approvano le mozioni di indirizzo ed eleggono i nuovi rappresentanti dell’Assemblea federale (RAF) in Consiglio Centrale. Gli incaricati regionali e i consiglieri centrali, con i membri uscenti della Presidenza nazionale, eleggono i nuovi membri della Presidenza nazionale nel Consiglio centrale.
A Pietro abbiamo rivolto alcune domande. Ecco cosa ci ha risposto.

Quando ti sei avvicinato alla Fuci?
Mi sono avvicinato alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana 4 mesi dopo la immatricolazione in università. Per me è stata una piacevolissima scoperta, non la conoscevo prima. Ricordo che i primi aspetti che più mi hanno attratto furono il clima di calorosa accoglienza, la capacità di riflessione profonda su tematiche socio-politiche e di rilevanza collettiva in generale e l’attenzione data alla crescita spirituale. Da allora è stato tutto un susseguirsi di sorprese, oggi posso dire di avere incontrato i migliori legami di amicizia proprio in Fuci.

Quale “filosofia” caratterizza il vostro gruppo?
Le nostre attività sono molteplici e aperte a chiunque desideri partecipare. In ultima istanza possiamo affermare che la FUCI si propone di dare massima cura e primaria rilevanza all’accompagnamento dell’universitario in ogni sua necessità di espressione e di crescita. Ciò si riflette nella nostra struttura federativa: i molti gruppi presenti a livello nazionale vivono e si costituiscono dentro l’università e per gli universitari. Ascoltare le necessità dell’universitario oggi, dargli voce, favorire il ragionamento critico ed incoraggiare un sincero impegno volto ad una solida formazione sono solo alcuni dei modi in cui perseguiamo il nostro intento. Naturalmente, tutto questo senza dimenticare il desiderio di approfondimento spirituale che accompagna ogni nostra attività e che riceve speciale attenzione in percorsi socio-culturali”.

E la tua esperienza ecclesiale pontremolese?
A Pontremoli ho vissuto due fondamentali esperienze ecclesiali che mi hanno profondamente plasmato. Nella parrocchia dei SS. Francesco e Colombano, aiutato dalla costante vicinanza dei miei genitori, mi è stato fatto dono di una attenta cura nella formazione di una spiritualità semplice ed in costante ascolto delle sfide e difficoltà del proprio tempo. Questo percorso ha avuto per me il suo naturale proseguimento nello scoutismo, che ho abbracciato all’età di 8 anni e sino ai 22, dopo avere servito per un anno come aiuto capo nella branca dei lupetti. Negli scout ho vissuto indimenticabili esperienze formative ed una intensissima educazione al servizio: un tesoro di affetti ed esperienze che porto con me nell’esperienza fucina e non solo.

Ren. Bru.

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