La vittoria in Friuli rilancia Salvini per il governo

Vince il leghista Fedriga con il 57,1%. Affluenza sotto il 50%  

18Friuli_Assemblea_RegionaleSe c’era bisogno di una conferma, questa è arrivata puntuale con i risultati delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia. La Lega dà prova della sua forza nel Nord e traina il centrodestra con il 35% dei voti (25,8% in quella regione alle politiche del 4 marzo scorso), nel quadro di una coalizione che supera il 57% (contro il 43%) e vede Forza Italia al 12% (era al 10,67%) e Fratelli d’Italia che si conferma al 5,5%.
Il centrosinistra con il 26,8% perde ma non affonda (era al 23,1%), con il PD che resta a poco più del 18%. Esce malconcio dalla competizione il M5S che scende al 7,2% dopo l’exploit delle politiche, dove aveva ottenuto il 24,56%.
Bassa la partecipazione al voto con meno della metà degli elettori friulani (49,65%) che si sono recati alle urne; la conferma di una tendenza già manifestatasi nel 2013, quando l’affluenza si fermò al 50,48%.
La prima considerazione, avanzata un po’ da tutti, è che Di Maio stia già pagando lo scotto per non essere riuscito a formare un governo, forse anche a causa di quella che è stata subito battezzata la “politica dei due forni”, quasi una rilettura del machiavellico fine che giustifica i mezzi.
Questa idea di assegnare uguale valore all’alleanza con il centrodestra o con il centrosinistra pur di arrivare a mettere insieme i numeri sufficienti per la formazione di un governo potrebbe non essere stata capita da un elettorato, almeno per il momento, non “fidelizzato” e che, anzi, basa il suo consenso sull’intransigenza nei confronti dei “giochi” politici, come si suol dire, da prima repubblica: un fatto da non sottovalutare per il futuro.
Tutta l’attenzione è concentrata sullo scenario nazionale: lo conferma il fatto stesso che il neoeletto presidente Fedriga, nelle sue interviste, abbia parlato più delle conseguenze di quel voto sulla formazione del governo, rilanciando le quotazioni della Lega e del suo leader Salvini, che del suo impegno per far funzionare la macchina regionale. Il percorso verso il nuovo governo appare, tuttavia, sempre più arduo.
Dopo i colloqui di Fico con M5S e PD, ufficialmente tutto è fermo in attesa della direzione nazionale dei democratici, convocata per il 3 maggio. Nel frattempo, però, Renzi ha interrotto il silenzio annunciato all’indomani della débacle elettorale per smentire, nel salotto di Fazio, qualsiasi possibilità di accordo con Di Maio.
Un’entrata a gamba tesa su Martina che rischia di complicare ulteriormente le cose sia per il PD che per il Paese.
A questo punto, sembra che tutto sia legato alla possibilità che Di Maio ingoi il “rospo” Berlusconi o che Salvini trovi il coraggio (la temerarietà?) di “mollare” l’ex leader del centrodestra. Oltre questo c’è lo spauracchio di nuove elezioni, una opzione non proprio ben vista dal presidente Mattarella.

Antonio Ricci

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