Assegnato a Beppe Mecconi il Premio Montale Fuori di Casa

La Spezia: presentato anche il libro “Montale Apuano” 

18Montale_ApuanoNel tardo pomeriggio di venerdì 20 aprile, presso l’Accademia Lunigianese di Scienze “Capellini” della Spezia, è stato assegnato il Premio Montale Fuori di Casa 2018 Sezione Ligure-Apuana a Beppe Mecconi (nato a San Terenzo nel 1956), artista dai mille volti, “pittore dei poeti”, scrittore, regista teatrale e televisivo, illustratore di libri per bambini, attore, grafico nonché ideatore ed organizzatore di eventi, mostre, convegni e spettacoli che hanno radunato migliaia di persone.
La tradizionale Sezione Ligure da quest’anno ha unito anche il termine “Apuana” per rimarcare il forte legame che il Premio Nobel Eugenio Montale (1896-1981) sentiva per la terra di Lunigiana, alla quale ha dedicato poesie famose. Un legame che, come è stato letto da Paolo Stefanini nella motivazione del Premio, è ben presente anche in Beppe Mecconi: “rappresentante illustre della cultura ligure – lunigianese; erede di quel cenacolo di artisti, intellettuali che, nel secolo scorso, trovò nella Repubblica di Apua la sua simbolica Patria.
Pittore come furono Viani, Nomellini, scrittore e uomo di teatro come Enrico Pea, Mecconi, è anche poeta nell’animo come Ceccardo”.
Dopo i saluti di Giuseppe Benelli (Presidente dell’Accademia “Capellini”) il premiato è stato introdotto da Adriana Beverini (Presidente del Premio Montale Fuori di Casa) ed ha dialogato con Barbara Sussi (Vice Presidente del Premio). Successivamente è stato proiettato il prezioso filmato “Montale – Poesie di Lunigiana”, realizzato dallo stesso Beppe Mecconi ed ambientato nei paesi e nei luoghi che ispirarono il celebre poeta.
A seguito della premiazione è stato presentato il libro “Montale Apuano” (Giovane Holden Edizioni) di Antonio Zollino e Giuseppe Benelli, con prefazione e cura di Adriana Beverini. Montale è da sempre un poeta le cui occorrenze biografiche appaiono solidamente ripartite su tre precisi segmenti cronotopici: quello genovese-monterossino, quello fiorentino e quello milanese. In realtà le coordinate culturali ed esistenziali del grande poeta ligure rimandano anche ad un quarto e più preciso ambito territoriale: quello più propriamente spezzino, lunigianese e apuano, sinora quasi del tutto trascurato dalla critica e dai biografi.
Eppure, parlando di Montale, tale specifico territorio non sembra facilmente eludibile: è lo stesso poeta, infatti, a dichiarare senza mezzi termini la propria origine “apuana” e luoghi e cantori della Lunigiana sono conseguentemente evocati in molti passi della sua opera. I due saggi proposti nel libro intendono fornire un punto di vista pressoché inedito sul Montale che ha vissuto e respirato nell’atmosfera particolare delle terre comprese tra la Liguria e la Toscana, offrendo un’ampia ricognizione sul Montale “lunigianese” e preziose testimonianze – tratte dal diario tuttora inedito di Giorgio Zampa – sui periodi di vacanza trascorsi ai piedi delle Apuane.
La prefazione del libro si apre con tre righe davvero significative, tratte da una lettera del 4 agosto 1919 di Eugenio Montale all’amico Francesco Meriano: “Il nostro povero Roccatagliata Ceccardi è morto. Qui (in Lunigiana e Versilia) era popolarissimo. Era il cantore della gente del mio sangue, perché d’origine sono Apuano anch’io.”
“La sua poesia – scrive Adriana Beverini – spazia liberamente all’interno della provincia spezzina e della Lunigiana. Lo dimostrano le belle poesie dedicate a Bocca di Magra, con le sue ‘dune sabbiose’, a Sarzana, tutt’uno con la memoria dell’amico Enrico Pea, così come Ortonovo lo è a Ceccardo, di cui Montale non tacque il ‘meraviglioso gergo’.
Ma anche a Tellaro, ricordato attraverso un ‘velo evanescente di spuma’, a Portovenere, identificato nel suo ‘cristiano tempio’. E a Luni, ai ‘nevati gioghi di Lunigiana’. Una poesia che reca la data del 1938, ‘Luni e altro’ è dedicata proprio a questo luogo archeologico”.

Marco Angella

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