La Sagra alla Madonna del Monte per celebrare la Pasquetta

Lunedì dell’Angelo al Santuario della Madonna del Monte.
“Si usava andare a piedi, partendo anche da paesi lontani fin dalla sera innanzi”

14Madonna_del_MonteSono molti i santuari collocati sui monti, in posizioni privilegiate, siano essi poggi affacciati sulle valli o passi che collegano due opposti versanti. Una volta, quando le gambe e i piedi erano gli strumenti più usati dalle persone comuni per gli spostamenti, i monti collegavano e univano i territori che dominavano e non apparivano, come oggi, barriere che dividono. La pietà religiosa popolare era una dimostrazione della verità di tutto questo: le sagre nei santuari richiamavano grandi masse di fedeli non solo dalla valle interessata, ma anche da altre zone più distanti, creando la tradizione di veri e propri pellegrinaggi che richiedevano partenze alle prime luci del giorno, se non ancora in piena notte, e spesso pernottamenti all’aperto attorno al santuario, essendo impossibile il ritorno nella stessa giornata.
14Madonna_del_Monte1Una di queste mete, nel nostro territorio, era rappresentata dal santuario della Madonna del Monte. In un breve testo redatto da mons. Pietro Tarantola – che nel corso della sua vita tante energie ha dedicato al mantenimento della devozione in quel luogo mariano – si ricorda che le prime notizie storiche del santuario risalgono alla fine del XIII secolo. Tre date sono scolpite sui muri dell’edificio: 1302, ad indicare l’ampliamento dello stesso; 1502 e 1505 probabilmente in occasione di successivi restauri. Immancabile il riferimento ad eventi prodigiosi, non supportati da documenti storici, che sarebbero all’origine della decisione di costruire la chiesa votiva e della scelta della sua collocazione.
Nell’opuscolo mons. Tarantola ricorda le sagre più significative. La più antica fu quella di S. Michele, secondo la testimonianza di un parroco di Pozzo, don Pasquale Pasquali; in seguito si affermò quella del giorno dell’Ascensione, quindi la Pentecoste, la Visitazione (2 luglio) e il lunedì dell’Angelo. Il nostro ricorda che “allora si usava andare a piedi, partendo anche da paesi lontani (come Albareto in Val di Gotra, Suvero nel Genovesato, Cervara, Zeri) fin dalla sera innanzi”.
Questa devozione, sia pure con modalità e numeri diversi, continua ancora oggi, grazie all’impegno di numerosi volontari. Anche quest’anno la festa del lunedì dell’Angelo ha segnato la ripresa delle celebrazioni alla Madonna del Monte, in attesa di avviare i pellegrinaggi del 13 del mese a partire da maggio.
Di questa sagra ci ha fornito ricordi che risalgono fino alla sua infanzia l’attuale rettore del santuario, don Sergio Biasini.
“Nell’Anno Santo 1950, ci racconta, come da antichissima tradizione, un gran numero di fedeli provenienti da tutta la Lunigiana salì al santuario. Una volta giunti sul Monte, attendevamo il Vescovo di Pontremoli, mons. Giovanni Sismondo, che per l’occasione avrebbe celebrato la solenne eucarestia alle 10,30. Intorno alle 10, lo vedemmo arrivare sul dorso di un asinello seguito dal suo segretario, il signor Felicino. Noi bimbi ci precipitammo attorno al Vescovo e l’asinello s’impaurì; le persone più grandi fecero scendere il Vescovo e portarono l’asinello al pascolo, dove riuscirono a calmarlo”. In quell’occasione speciale erano state stimate presenti sul Monte oltre 2.000 persone. Alcuni, per voto o per penitenza, percorsero l’ultimo tratto dalla Crocetta in ginocchio. “Ricordo, aggiunge don Sergio, che a quei tempi alcuni bambini salivano con i padri, altri con le madri. Quella volta i primi si fermarono nei pressi della frazione dei Farinotti, per fare colazione e i bimbi mangiarono tutto il dolce. All’arrivo sul monte, i bambini furono sgridati dalle madri e lasciati in castigo all’interno della Chiesetta fino all’ora di pranzo”.
Chi non poteva salire alla Madonna del Monte, ricorda don Biasini, “si comprava un binocolo per vedere da vicino il monte dalla sua abitazione nella vallata”. Questa è anche una preziosa informazione sui mutamenti del paesaggio: a quei tempi, il monte era spoglio di piante e la chiesa con l’eremo, assieme alla folla di persone che accorrevano per le feste, erano facilmente visibili da fondo valle.
Più di recente, nella giornata del 9 aprile 2012, ci fu l’inaugurazione dei lavori di rifacimento della copertura della chiesa: “La solenne celebrazione eucaristica fu presieduta da mons. Giovanni Santucci e concelebrata da numerosi sacerdoti, alcuni dei quali erano soliti frequentare il santuario fin da ragazzi”.

Antonio Ricci

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