Nuovi arrivi attraverso i corridoi umanitari

Migranti. L’iniziativa italiana indicata come modello per tutti gli Stati

09corridoio_umanitarioUn invito “ai governi di tutto il mondo, in modo speciale ai Paesi europei, perché seguano l’esempio dell’Italia: la nostra grande speranza è che il programma dei corridoi umanitari sia esteso e rafforzato”. Questo l’appello lanciato nei giorni scorsi ad Addis Abeba da Ato Zeynu Jemal, direttore generale dell’organismo del governo etiopico per i rifugiati, durante la conferenza stampa di presentazione dei corridoi umanitari della Chiesa italiana.
Una iniziativa avviata grazie ad un protocollo siglato con lo Stato italiano che prevede di far arrivare per vie legali e sicure 500 persone entro il 2018. Come ha ricordato il cardinale Berhaneyesus d. Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, “siamo un Paese povero ma accogliamo oltre 900.000 rifugiati in fuga da guerre e dittature e diamo loro educazione gratis dalle elementari all’università”.
I 113 profughi eritrei, sudsudanesi e somali selezionati in quest’ultimo mese da Caritas italiana, Comunità di Sant’Egidio e Gandhi Charity sono giunti a Roma-Fiumicino dall’Etiopia con un volo di linea nella prima mattina di martedì scorso.
Sono già 3.000 i rifugiati ospitati da diverse diocesi italiane e i 113 di oggi sono stati accolti all’aeroporto dai rappresentanti delle 18 Caritas diocesane alle quali saranno affidati.
Ad Agrigento andranno una coppia con un bimbo di 3 anni e una mamma con un figlio di 7 anni con problemi allo stomaco e una disabilità alla gamba a causa di un accoltellamento quando aveva solo 2 anni. Sono tutti eritrei e vengono dal campo di Mai Ayni, al nord.
Tutti i profughi che giungeranno in Italia attraverso i corridoi umanitari saranno accompagnati per 5 anni da un monitoraggio condotto dall’Università cattolica di Notre Dame, negli Stati Uniti, che verificherà l’andamento del progetto e l’effettiva integrazione dei rifugiati. Il viaggio in aereo ha rappresentato per queste persone un’esperienza completamente nuova.
Hanno lasciato l’Africa e la sofferenza alle spalle viaggiando in maniera legale e sicura, con la garanzia di accoglienza per un anno e l’impegno ad essere integrati nelle comunità locali grazie al progetto Caritas “Protetto. Rifugiato a casa mia”.
Il clima gelido di questi giorni li ha fatti incontrare con una Roma insolita: per la prima volta hanno visto la neve. Il viaggio era iniziato all’aeroporto di Addis Abeba (la prima volta nella loro vita), avvolti in giacche calde sopra gli abiti tradizionali e i veli più belli indossati dalle donne. Alcune di esse portano ancora il neonato sulle spalle, alla maniera africana.
I più piccoli, durante il decollo, hanno pianto per pochi minuti; i più grandi sono stati contenti di poter giocare con il video sullo schienale delle poltrone. Con gli occhi spalancati hanno guardato fuori dal finestrino, poi dopo i pasti in miniatura tutti da scoprire sono caduti in un sonno profondo, mamme e bambini, giovani e adulti.
A Fiumicino li attendevano le pratiche di ingresso, facilitate dalla presenza degli operatori di Caritas e Comunità di Sant’Egidio.

a.r.