Chiese non agibili dopo il terremoto: una ferita per molte comunità

Chiuse dal 2012 e dal 2013. La situazione degli edifici di culto sul territorio diocesano. Leggi qui il caso della chiesa di Adelano chiusa dopo essere stata colpita da un fulmine.

La facciata della Chiesa di San Terenzo Monti
La facciata della Chiesa di San Terenzo Monti

Se già il terremoto del gennaio e del maggio 2012 avevano duramente colpito parte della Media e dell’Alta Valle del Magra, andando a interessare anche le città di Massa e di Carrara, il sisma del luglio 2013 ha riguardato in modo più evidente la porzione di territorio compresa tra la Lunigiana e la Garfagnana. Le numerose ferite agli edifici sacri continuano a farsi sentire, soprattutto per le ripercussioni sulle singole comunità, che da sempre hanno nelle chiese, nelle cappelle, negli oratori o nelle canoniche dei paesi un punto di riferimento importante per gli eventi della vita. In una zona ricca di antiche testimonianze della fede cristiana come la nostra, è stato “giocoforza” abbandonare alcune chiese per la celebrazione delle Ss. Messe, rifugiandosi in luoghi di emergenza per alcune domeniche successive al sisma.
Sono oltre 90 gli edifici ecclesiastici coinvolti solo nei Comuni di Casola in Lunigiana e Fivizzano, mentre danni si contavano anche a Licciana Nardi, Comano e persino nelle città di Massa e di Carrara. Alcune di queste chiese, dichiarate inagibili, sono ancora “off limits” costringendo la popolazione a celebrare i momenti più importanti della vita religiosa in luoghi di fortuna o spostarsi altrove per funerali, matrimoni e momenti dove si radunano più persone.
Basti pensare, per esempio, alla Pieve di Viano oppure alla chiesa parrocchiale di S. Geminiano ad Alebbio, dove le comunità non hanno più a disposizione un luogo dove celebrare la domenica. In diverse chiese parrocchiali stanno per essere iniziati o sono addirittura al traguardo i lavori, come Monzone Alto, Casalina e Casola in Lunigiana. Resta il problema di alcuni edifici non strettamente necessari ma comunque utilizzabili e significativi dal punto di vista storico e artistico che avrebbero necessità di interventi di consolidamento e restauro non solo in Lunigiana (come la Pieve di Castevoli a Mulazzo oppure la chiesa parrocchiale di Irola), ma anche sulla Costa, (vedi l’Oratorio di Santa Lucia a Massain Borgo del Ponte e l’Oratorio di San Giovanni Decollato a Massa).
Alcuni casi sono quasi “disperati” trattandosi di edifici che hanno una loro storia e una loro importanza, ma si trovano in zone quasi del tutto spopolate, come nella Lunigiana Orientale per cui diventa davvero difficile prevedere interventi di restauro; si tratta per esempio dei paesi di Quarazzana, Cotto, Bottignana.
Da subito la Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli, tramite gli uffici competenti, si è mossa per una quantificazione dei danni subiti, che sono stati stimati in quasi 7 milioni di euro, e per la progettazione di interventi di messa in sicurezza e di restauro degli edifici sacri.
Ad oggi la spesa generale per gli interventi ammonta a 3 milioni e mezzo di euro, spalmati su 40 interventi, di sui molti già conclusi. Elemento fondamentale risulta ancora la raccolta dei fondi e l’individuazione dei finanziamenti; lo stesso vescovo Giovanni si è fatto promotore di un’iniziativa denominata “Pietre Sacre”, costituendo una onlus per dare a questi luoghi la possibilità di tornare ad essere un punto di riferimento per le comunità cristiane sul territorio e recuperare il patrimonio culturale e artistico danneggiato.

Davide Finelli

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