Polizia municipale comprensoriale: la Lunigiana ancora ostaggio dei campanili

Il commento del presidente dell’Unione di Comuni, Riccardo Ballerini. anche a seguito della decisione del comune di Bagnone di usare dal servizio

polizia municipale
Agenti della Polizia municipale in servizio

Il primo comune a decidere di uscire della funzione comprensoriale della Polizia municipale fu Pontremoli. Era il 2011, l’Unione si chiamava ancora Comunità Montana, e questo fu in pratica il primo atto politico della prima amministrazione Baracchini appena eletta. Quella scelta rappresentò l’avvio del percorso che portò Pontremoli a uscire definitivamente dalla Comunità Montana. Lo strappo fu certo forte ma non tanto da incrinare il servizio comprensoriale dei Vigili Urbani, che infatti mantenne la propria funzione. Il vero colpo del ko arrivò quattro anni dopo quando, il primo gennaio 2015, a seguire la scelta della città del Campanone fu Aulla. Operazione portata in porto dal sindaco Silvia Magnani e che in pratica ha segnato la fine del progetto, anche se poi il servizio è continuato (e sta continuando) per inerzia.

Riccardo Ballerini, sindaco di Casola e presidente dell'Unione di Comuni
Riccardo Ballerini, sindaco di Casola e presidente dell’Unione di Comuni

Il perché ce lo spiega il presidente dell’Unione di Comuni, Riccardo Ballerini: “Con la scelta di Aulla di uscire dalla funzione associata l’Unione non aveva più diritto a ricevere i fondi regionali” in quanto il servizio non veniva più riconosciuto in base alla normativa regionale e di conseguenza non si arrivava al numero minimo di quattro funzioni gestite dall’ente per poter accedere ai finanziamenti. Un ulteriore colpo all’Unione è arrivato nel 2016 quando Firenze decise di dare vita ai consorzi di bonifica, “togliendo all’Unione di Comuni ancora dipendenti, funzionari e dirigenti”. Per fortuna, nel giugno 2017, l’Unione ha riavuto due funzioni che “permetteranno, già in questo 2017, di riavere una parte di quei fondi (circa 250 mila euro)”. Quindi, tornando alla questione Polizia Comprensoriale, in pratica per due anni il servizio è stato offerto senza che l’Unione potesse dare anche un solo centesimo di contributo: di conseguenza, tutta la spesa andava a cadere sulle spalle dei Comuni. A quel punto si sono aperti i cancelli: Fivizzano è stata la prima ad accodarsi ai due comuni apripista, seguita poi da Zeri e oggi da Bagnone. Mentre Villafranca, Licciana Nardi e Tresana stanno studiando l’ipotesi di realizzare un mini comprensorio di Polizia Municipale limitato ai tre Comuni. “Bagnone ha fatto una scelta legittima – sottolinea Ballerini – pensando che potesse gestire meglio in maniera autonoma i Vigili Urbani”. Anche perché la sensazione è che ormai il servizio comprensoriale sia destinato al fallimento: “Quando ci ritroviamo tutti e tredici i sindaci insieme parliamo dell’importanza di valorizzare la Lunigiana ed andare oltre i campanilismi. Però – io per primo, ammette con onestà Ballerini – quando torniamo nei nostri municipi pensiamo per prima cosa alla difesa dell’interesse dei nostri territori”. Sicuramente il servizio poteva essere gestito meglio, dare risposte più forti al bisogno di sicurezza della popolazione. Ma, in realtà, la sensazione è che ancora una volta, l’ennesima, si sia persa l’occasione di ragionare in termini comprensoriali e si sia pensato solo all’orticello di casa. Alla faccia del “brand” Lunigiana e della valorizzazione del territorio che tutti dicono di volere e ben pochi, poi, mettono in pratica. (r.s.)

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