Anche Borgotaro e Castelnuovo Monti dicono addio al punto nascite

Esce ridisegnata la geografia dei reparti di ostetricia nel nostro Appennino. Un taglio che colpisce anche la Lunigiana visto che erano gli ospedali emiliani più vicini. Una scelta che indebolisce ulteriormente i luoghi disagiati e montani.

La protesta del i rappresentanti del Comitato Punto nascite di Borgotaro
La protesta del i rappresentanti del Comitato Punto nascite di Borgotaro

Ancora chiusure per i punti nascita dei piccoli ospedali: le ultime in ordine di tempo riguardano i reparti di ostetricia dei due ospedali emiliani più vicini alla Lunigiana, cioè Borgo Val di Taro e Castelnuovo Monti, oltre a quello di Pavullo, nel modenese. Anche in questa tornata di chiusure operata dalla Regione Emilia Romagna, faro della decisione sono i fatidici 500 parti all’anno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità reputa necessari per giudicare un punto nascite “sicuro” per partorienti e nascituri. Una cifra fatta propria da un accordo Stato-Regioni nel 2010 e che da allora ha determinato l’addio ai parti, per rimanere nella nostra zona, negli ospedali di Pontremoli e di Fivizzano. Borgo Taro e Castelnuovo Monti, con 124 e 153 parti nel 2016 erano ampiamente al di sotto della soglia. La commissione di esperti istituita dalla Regione Emilia Romagna lo scorso luglio aveva espresso parere sfavorevole al proseguimento dell’attività di ostetricia in diversi ospedali della Regione. Bologna, preso atto della relazione che dichiarava che “le risorse professionali disponibili risultano insufficienti e inadeguate, in particolare per medici ostetrici e pediatri/neonatologi”, ha chiesto una proroga al Ministero della Salute, il cui parere è comunque solo consultivo, che ha dato una risposta negativa.

L'ospedale di Borgotaro
L’ospedale di Borgotaro

La Regione, a questo punto, pur avendo l’ultima parola, ha scelto di eseguire quanto raccomandato dalla commissione di esperti. Per le partorienti delle valli di Taro e Ceno che sceglieranno di partorire a Fidenza, l’Ausl di Parma pagherà l’albergo nei giorni immediatamente precedenti il parto. Una misura mai presa dall’Asl di Massa da quando sono stati chiusi i punti nascite in Lunigiana, ma che non è tuttavia bastata per fermare la prevedibile mobilitazione popolare nelle vallate coinvolte, una protesta che per ora vede uniti amministratori di tutti i colori politici e cittadini e che non è ancora stata strumentalizzata per calcoli politici tradotti in demagogiche promesse, successivamente mai mantenute, di riaprire l’ostetricia com’era e dov’era. Sul tavolo rimane il dilemma tra sicurezza sanitaria, garantita solo in strutture complesse – dotate di équipe di sala operatoria, neonatologi, anestesisti, chirurghi (e relativi staff) pronti ad intervenire in modo coordinato e in tempi rapidi – e la necessità di garantire anche nei luoghi più disagiati un servizio ad alto valore sociale come il punto nascite. Alcuni esperti ritengono che le due esigenze potrebbero essere conciliate mutuando l’esperienza delle zone più marginali degli Stati Uniti, distaccando cioè medici e staff a rotazione anche negli ospedali periferici. Per altri, la scelta di concentrare i parti nei grandi ospedali, asserendo che complicazioni sanitarie possono insorgere imprevedibilmente anche in parti valutati a basso rischio, fa a pugni con la messa a disposizione da parte di molte Regioni di staff per il parto volontario a domicilio.

L'ospedale Sant'Antonio Abate a Pontremoli
L’ospedale Sant’Antonio Abate a Pontremoli

Lasciando a chi ne ha le competenze l’onere di trovare soluzioni equilibrate, rimane un dato: si fa un gran parlare delle aree montane, si legifera a favore dei piccoli comuni che le compongono, si dice di volerne preservare l’identità ma giorno dopo giorno si tagliano risorse economiche, trasporti pubblici, servizi scolastici e sanitari, favorendone uno spopolamento che in tal modo non potrà che essere irreversibile. Se poi si prende una cartina geografica del Levante ligure e dell’Appennino Tosco-emiliano e si uniscono con una linea tutti i punti nascite chiusi nell’ultimo decennio (Levanto, Bobbio – dove sono stati addirittura chiusi gli ospedali – Borgo Val di Taro, Castelnuovo Monti, Pavullo nel Frignano e poi, scavalcando il crinale, Castelnuovo Garfagnana, Fivizzano, Pontremoli) si scopre come in breve tempo la geografia dei parti è profondamente cambiata: in valli e montagne dove è di per sé sempre più difficile vivere, ormai è preclusa anche la possibilità di nascere. (Davide Tondani)

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