Dal socialista Luigi Campolonghi ad Antonio Restori che fu suo collega a Matera e Messina; il sindaco Pietro Bologna, il senatore Camillo Cimati, fino a Francesco Agnoloni.
Ora disponibile in rete l’inventario dell’archivio di Castelvecchio insieme alla biblioteca e agli oggetti della casa-museo dove il poeta visse dal 1895 al 1912, anno della morte a 56 anni.
Abbiamo avuto in mano il n.3 – settembre 2017, anno X della rivista “Il Porticciolo”; ideata e diretta da Rina Gambini,informa e approfondisce l’attività del Centro Culturale spezzino da cui prende il titolo che si occupa di cultura arte, società. Nell’ultimo numero tra i tanti articoli interessanti segnaliamo un’analisi di Giuseppe Benelli, vicepresidente del Centro su “La chiesa cattolica nel quinto centenario della riforma protestante” e una erudita rassegna di Marco Angella su una piccola parte dell’immenso archivio Pascoli di Castelvecchio; l’inventario analitico è ora disponibile anche in rete digitale insieme alla biblioteca e oggetti della casa museo dove dal 1895 abitarono il poeta fino alla morte nel 1912 e la sorella Maria morta nel 1953. Tra le 61mila carte ci sono anche testimonianze di pontremolesi che sono entrati in contatto col Pascoli.
Marco Angella cita cinque documenti del socialista Luigi Campolonghi, si limita però a riportare le lettere e cartoline spedite da Pontremoli al poeta e a Maria dal 1886 al 1936. Il filologo Antonio Restori pontremolese fu collega di Giovanni Pascoli al Liceo classico di Matera nella cattedra di latino e greco. Una foto li ritrae insieme, a matita è riportata una nota del poeta in cui dice che Antonio “diletto amico” è il bello e lui il brutto, si divertivano a giocare a biliardo e a fare qualche cavalcata.
Restori spedì altre cartoline indirizzate “al caro Zvanein”, una a Massa, dove Giovanni Pascoli dal 1884 al 1887 insegnò al liceo classico “Pellegrino Rossi”, altre due sono del 1899 quando Restori e Pascoli di nuovo furono docenti all’Università di Messina. Ci sono ringraziamenti per un dono e note del tempo delle vacanze. L’archivio di Casa Pascoli conserva tre lettere inviate dal pontremolese Francesco Agnoloni, zio del Campolonghi, per tre anni collega ed amico del Pascoli a Massa. Danno notizie spicciole di relazioni quotidiane, di conduzione delle giornate.
Una lunga lettera di Vittoria Restori Zurlini ringrazia Giovanni Pascoli delle condoglianze per la morte di Maria sorella sua e di Tonino, chiede che il poeta si premuri per suo figlio Paolo messo nel Convitto Nazionale di Correggio-Reggio Emilia. Preghiera esaudita e Vittoria scrive per ringraziarlo. Nel 1912 il sindaco Pietro Bologna a nome della Giunta invia condoglianze a Maria per la morte del poeta, il 6 aprile, per neoplasma maligno all’addome; aveva appena vinto l’ultima medaglia d’oro del Premio Amsterdam per “Thallusa”, uno dei “poemata christiana”. Anche il sottosegretario alle Finanze Camillo Cimati sulla tomba sparge “i fiori delle nostre Alpi Apuane a Lui tanto caramente dilette”.
Marco Angella ricorda quanto sia stato ammiratore del Pascoli fra Ginepro, al secolo Luigi Fugaccia nato a Londra da genitori di Valdena, parroco di Bratto e Braia, Filetto e Malgrate, importante collaboratore del Corriere Apuano. In due lettere a Maria Pascoli, in una chiede se sia stata pubblicata una biografia del fratello, nell’altra chiede dell’Epistolario. I contatti continuarono con altre tre lettere spedite da Filetto e cartoline di saluto con immagini di Pontremoli.
Ma Luigi Fugaccia soldato nella prima guerra mondiale nel 1916 aveva già inviato cartolina postale a Maria chiedendo l’invio di una copia di “Limpido rivo” perché “in tempi così foschi e procellosi la parola dolce del suo adorato fratello mi consolerebbe perché spira quasi sempre pace serena, di cui c’è tanto bisogno nel mondo sconvolto”. Diventato sacerdote, riempiva le giornate dei lunghi inverni dedicandosi alla cura dei fedeli ma anche tornando a leggere e a riflettere sui classici che più lo avevano interessato negli anni della scuola e imparava a memoria le poesie di Giovanni Pascoli, quelle degli affetti e delle tragedie familiari, prima che la grandezza del poeta fosse compresa in chiave di poetica del Decadentismo, di sperimentalismo linguistico, di splendore di simboli.
Gli ozi pontremolesi e un dolce liquore
Ne parla Francesco Agnoloni nella lettera del 14 agosto 1887: “Caro Giovanni, io faccio la vita del poltrone. Avevo tra me stabilito di fare qualche cosa in queste vacanze ma la compagnia bella e la dolce stagione hanno diversamente disposto. Io mangio, bevo, dormo; dormo, bevo, mangio: appena mi resta tempo per leggere La Tribuna, quando non dormo, bevo, mangio, mi arrovello in discussioni più o meno politiche, più o meno pornografiche, o agrarie, con preti, studenti, pacifici possidenti campagnuoli e le nostre discussioni si rassomigliano proprio alle proverbiali del farmacista di villaggio”. Il “giovin signore” Francesco Agnoloni promette di inviare al Pascoli il “dolce licore” pontremolese. “Vivo in un ozio in cui vegeto e in una dissuetudine dallo scrivere che mi avvia a diventare analfabeta che sarà il mio nirvana”. Sarà stato quel “licore” il bianco bigoncio della Costa o della Pieve prima del “bianco oro” che oggi si degusta nel bar Luciano? Il discutere e anche il decidere di politica nei bar e in certi riservati “bunker” stappando bottiglie di buon vino è stata una pratica a lungo consumata a Pontremoli. Non sappiamo se ancora sia così.




