Bancarella Cucina, finale thrilling con un ex aequo

La vittoria va a  con il suo “Il potere della cucina” (Laterza) e a Luigi Lucarelli con “Carne trita” (Garzanti)

I due vincitori della 12a edizione del Bancarella Cucina: da sinistra Luigi Lucarelli e Francesco Antinucci (foto Massimo Pasquali)
I due vincitori della 12a edizione del Bancarella Cucina: da sinistra Luigi Lucarelli e Francesco Antinucci (foto Massimo Pasquali)

Un finale da thriller con il nome del vincitore in pratica rimasto in bilico fino all’ultima scheda. Dei sei finalisti della 12a edizione del Premio Bancarella Cucina che si è tenuta domenica pomeriggio al Teatro della Rosa ben quattro autori sono rimasti incollati in una lotta punto a punto, mentre il notaio Sara Rivieri scrutinava le 80 schede votate (70 da parte dei librai e 10 dai giurati del settore enogastronomico) da cui sarebbe emerso il vincitore della statuetta del San Giovannino di Dio. Alla fine in questa suspence di numeri ed emozioni è venuto fuori, quasi inevitabilmente, un ex aequo, il primo della pur breve vita di questo Premio, ultimo nato dalle costole del Bancarella “maggiore” ma che ha già creato molto interesse attorno a sè. Sono Francesco Antinucci con il suo “Il potere della cucina” (Laterza) e Luigi Lucarelli con “Carne trita” (Garzanti) che con 22 preferenze a testa da parte dei giurati (ricordiamo che in ogni scheda i giurati dovevano necessariamente indicare tre libri) sono entrati a far parte dell’albo d’oro del Premio che tra gli altri può vantare nomi come Massimo Bianchi, Joe Bastianich, Massimo Montanari. Due libri che testimoniano entrambi come il Bancarella Cucina non abbia cercato la “comoda” via delle ricette patinate e magari passate in televisione ma abbia voluto valorizzare quei saggi, racconti, romanzi che riuscivano a raccontare il mondo della Cucina attraverso il linguaggio della letteratura, magari anche attraverso percorsi più complessi e difficili ma certo più intriganti ed appaganti. E così “Carne trita” è il racconto delle zone “buie” del mondo della ristorazione in Italia dove, come raccontato dallo stesso Lucarelli “oltre il 50% del lavoro nelle cucine dei ristoranti è retribuito in nero, e dove c’è sfruttamento nei confronti dei giovani e dei migranti”. Mentre il saggio di Antinucci si sofferma, attraverso il racconto di tre cuochi realmente esistiti tra Umanesimo, Rinascimento e Barocco, sul legame che esiste tra la grande storia (quella che si usa definire con la s maiuscola) ed il mondo della cucina.

Un momento del dibattito che ha preceduto lo spoglio delle schede
Un momento del dibattito che ha preceduto lo spoglio delle schede (foto Massimo Pasquali)

Dietro la coppia vincitrice si è posizionato, con 20 voti, “Il respiro del vino” di Luigi Moio (Mondadori), subito a ruota, con 19 preferenze, “Pasta revolution” di Eleonora Cozzella (Giunti), come detto più distaccati gli altri due libri facenti parte della sestina vincitrice del Premio Selezione, ha ottenuto 10 voti Matteo Zamorani con il suo “Il grande racconto della birra” (Vallardi) ed infine chiude la carrellata con nove preferenze “Sesso, droghe e macarons” di Roberta Deiana (Sperling&Kupfer). A precedere il momento dello scrutinio dei voti dei librai e degli esperti del settore enogastronomico, c’è stata la consueta tavola rotonda condotta dalla giornalista Ilaria Borghini. Un momento di riflessione in cui ogni autore ha potuto esporre di fronte alla platea le tematiche e gli aspetti principali del proprio lavoro letterario.

Al termine del Premio abbiamo chiesto una riflessione al vicepresidente della fondazione “Città del Libro” (l’ente organizzatore della manifestazione) Gianni Tarantola “sei libri molto interessanti che trattavano con angolature diverse il mondo dell’enogastronomia. Sono stati libri apprezzati e l’incertezza che ha caratterizzato la fase di spoglio delle schede rispecchia il grande gradimento che, specie alcuni volumi, hanno avuto da parte dei librai e degli esperti dell’enogastronomia”. Ma Tarantola un piccolo sassetto dalle scarpe se lo è voluto togliere nei confronti di Poste Italiane “purtroppo tante schede non sono state consegnate ai librai che avrebbero dovuto votare. E questo nonostante siano state inviate tramite raccomandata. Un disservizio che ci ha certo penalizzato. Per fortuna è stato solo un piccolo disguido che certo non ha minato la qualità del Premio che sta dimostrando di avere numeri e qualità per puntare con fiducia verso il futuro”. (r.s.)

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