Ancora in alto mare la nuova legge elettorale

Uno dei temi-chiave dei prossimi mesi per la politica italiana

Camera dei Deputati
L’aula della Camera dei Deputati riunita in seduta

Il 6 settembre ha ripreso il suo corso, nella commissione Affari costituzionali della Camera, la discussione sulla riforma della legge elettorale, un tema ormai da mesi nell’agenda della politica italiana e che ha fatto da motivo di fondo del dibattito politico estivo. A dare in qualche modo la sveglia ai partiti era stato, a fine luglio, il Capo dello Stato, affermando che “vi è ancora la possibilità di intervenire”, una specie di ultima chiamata alla responsabilità dei contendenti.
Che l’impresa sia ardua è stato confermato proprio dai lavori della commissione, durante i quali sono riemersi tutti i distinguo che fino ad oggi hanno di fatto bloccato ogni possibilità di accordo. L’incidente più significativo si era avuto all’inizio di giugno con il fallimento delle “larghe intese” raggiunte da Pd, Forza Italia, Lega e M5s, quando l’accordo su un sistema ispirato al modello tedesco sembrava a portata di mano e invece fallì a causa di un emendamento voluto dal Pd in merito al sistema elettorale del Trentino Alto Adige.
Nonostante ciò, alla vigilia della lunga sosta agostana, il Presidente non aveva voluto rinunciare a un ennesimo appello. Nell’impossibilità di giungere all’approvazione di una legge elettorale capace di andare oltre gli stretti interessi di parte, l’auspicio è che almeno s’intervenga per correggere le “disomogeneità e lacune” (così le aveva definite il Presidente) presenti nelle norme vigenti; norme che, tra l’altro sono “frutto solo parziale delle scelte del Parlamento”.
Infatti, in assenza di modifiche si andrebbe alle urne con due diverse leggi elettorali per Camera e Senato, frutto di due sentenze della Corte costituzionale; da qui la definizione di “Consultellum” data al sistema elettorale in vigore. Questo perché la Corte stessa è intervenuta in modo tale che le leggi risultanti dalle sue bocciature fossero comunque autoapplicative, in quanto non si possono lasciare gli organi costituzionali in condizione di paralisi.
Altro discorso è l’elaborazione di sistemi elettorali organici e omogenei per le due Camere: un compito che può spettare solo al Parlamento. Alla Camera il sistema vigente è fondamentalmente proporzionale, ma con un possibile premio di maggioranza, mentre al Senato vige un sistema proporzionale puro, senza alcun premio di maggioranza, e il riparto dei seggi avviene su base regionale.
Prima dell’estate, come si accennava, i tre principali partiti avevano raggiunto un accordo su una legge elettorale che si richiamava genericamente al sistema tedesco, con circa un 40% di collegi uninominali e un meccanismo di attribuzione proporzionale dei seggi limitato da una soglia di sbarramento al 5%. Sulla carta appariva blindato, visti i numeri dei quattro partiti, ma dopo l’incidente sopra descritto la strada che sembrava tutta in discesa, adesso si presenta come una salita molto ripida.