Il Terzo Settore e l’esigenza di welfare

La riforma procede con l’approvazione dei decreti da parte del Governo

terzo_settoreIl Consiglio dei ministri ha approvato i primi tre decreti legislativi della nuova legge quadro per la riforma del Terzo Settore che ora saranno esaminati dalle Commissioni parlamentari.
L’obiettivo del legislatore è avviare una forte ristrutturazione di questo ambito e circoscrivere lo spazio d’azione delle tante organizzazioni per renderlo più chiaro ed efficace. Bisognerà verificare l’incidenza e la direzione dell’innovazione e se questa aiuterà a superare gli squilibri esistenti – soprattutto tra Nord e Sud del paese – nel mondo del no profit.
Il primo definisce il Terzo Settore: lo compongono gli enti, senza fine di lucro, che si occupano della costruzione del bene comune, si impegnano in azioni di solidarietà e coinvolgono i cittadini per promuovere la partecipazione alla vita sociale. Questi compiti dovranno essere portati avanti con attività gratuite, volontarie e di mutualità. Il tutto a servizio di specifici principi costituzionali: la solidarietà e l’uguaglianza di opportunità, la libertà di associazione, la sussidiarietà. L’immagine che emergerebbe dalla nuova riforma è quella di un terzo settore che promuove un welfare attivo e di prossimità e cerca di rispondere con puntualità alle esigenze di alcuni cittadini e alle carenze di un territorio.
Il secondo decreto definisce l’impresa sociale, che dovrà occuparsi di prestazioni sanitarie, salvaguardia ambientale, tutela del patrimonio culturale, ricerca scientifica d’interesse sociale, commercio equo e solidale, microcredito, agricoltura sociale, azioni di dispersione scolastica. A queste organizzazioni saranno richiesti una gestione trasparente e il coinvolgimento di dipendenti ed utenti. Su questo decreto è richiesta ancora qualche limatura perché limita le prospettive di sviluppo delle cooperative sociali. Il terzo decreto disciplina il 5 per mille: a tutti gli enti riconosciuti nel “registro unico nazionale” sarà possibile essere accreditati per beneficiarne, con obblighi che vanno dalla tracciabilità dei finanziamenti alla pubblicazione degli importi percepiti.
In positivo c’è il forte riconoscimento del ruolo del Terzo Settore come soggetto fondamentale per il welfare; altro elemento fondamentale sarà lo sviluppo dei centri per il volontariato che potranno incentivare le attività a livello locale. Rimangono alcuni dubbi: la difficoltà per le organizzazioni più piccole a soddisfare obblighi fiscali e burocratici sempre più stringenti e una più chiara definizione del rapporto tra imprese sociali e amministrazioni pubbliche La riforma chiama il terzo settore a rispondere all’esigenza di welfare sui territori. Per capire servirà tempo, perché una legge, senza l’impegno dei cittadini, non avrà la forza di ridurre le disuguaglianze.

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