Conclusa la demolizione della struttura in Porta Fiorentina. Intanto il comitato “Il faro” esprime le sue preoccupazioni in un comunicato
Con l’abbattimento dei capannoni della Cementi – “fase uno” del percorso di recupero dell’area, – è terminato l’ultimo atto di una lunga storia pontremolese e chi si trova oggi a transitare lungo la Statale della Cisa non vede più la sagoma del vecchio stabilimento, ma solo enormi cumuli di detriti: sono quello che resta della fabbrica che per oltre mezzo secolo ha rappresentato una risorsa fondamentale per l’economia locale ma che negli ultimi quarant’anni è rimasta lì, abbandonata ad un progressivo degrado. Simbolo di un fallimento economico ed anche politico, visti i tanti progetti che, in quell’area, avrebbero dovuto trovare spazio. Ora la ditta Aura Manghi di Fontanellato, che ha acquistato l’area nel novembre del 2014, dovrebbe realizzare, in un’area limitata, una struttura destinata alla grande distribuzione (supermercato?) e un parcheggio. La parte restante potrebbe divenire un parco verde con un collegamento pedonale con la SS. Annunziata, da inserire nel tracciato della Via Francigena. Intanto la Regione ha dato il suo ok all’avvio della fase due con il Decreto n. 6.171 del 12 maggio relativo alla frantumazione e smaltimento dei rifiuti derivanti dall’abbattimento dell’ex Cementificio. La Regione ha stabilito che la ditta Grenti (che si sta occupando della demolizione) avrà un mese per eseguire i lavori di frantumazione delle circa 30 mila tonnellate di detriti derivanti dalla demolizione e ha stabilito alcune prescrizioni per lo svolgimento corretto dei lavori, che avverranno attraverso l’utilizzo di un frantoio specifico, dotato di nebulizzatori. Il calcestruzzo verrà frantumato e circa il 70% di questo verrà riutilizzato direttamente per le opere di riqualificazione dell’area.
Tutto a posto quindi? Non proprio e ad esprimere delle perplessità sono i rappresentanti del Comitato “Il faro” (ovvero il vecchio “No Biomasse a Novoleto”, che ha assunto questa nuova definizione con l’intenzione di essere “un faro” che vigila sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di Pontremoli), che chiedono alcune garanzie e risposte sui futuri lavori. Partendo dalla necessità di far conoscere alla popolazione le prescrizioni previste nel Decreto Regionale “affinché la tutta la popolazione possa essere garante della correttezza delle operazioni intraprese dalla Società esecutrice dei lavori”; rendere noto quale sia l’istituzione e/o il responsabile chiamato al controllo “che le prescrizioni definite dalla Regione Toscana siano puntualmente rispettate”; “rendere pubblico l’esito dei risultati delle analisi chimiche effettuate sui campioni prelevati dalle macerie” e infine “comunicare la data di inizio delle operazioni di frantumazione, con la divulgazione di adeguati suggerimenti comportamentali” per la popolazione. Questo per quanto riguarda il futuro ma dai rappresentanti del Comitato arriva una critica anche al Decreto regionale in cui “non sono definite puntualmente alcune attività; a tal fine abbiamo chiesto all’amministrazione se è possibile da parte sua intervenire, come già auspicato, circoscrivendo meglio le relative prescrizioni”. In particolare in merito alle “modalità, i tempi e i luoghi con i quali i laboratori provvederanno al prelievo dei campioni da sottoporre ad analisi, ed il numero di prelievi previsti”, il numero di Fog-Cannon che saranno necessari per l’abbattimento delle polveri; quante volte durante la giornata lavorativa le spazzatrici provvederanno a pulire le strade, quali sono i parametri di riferimento per la sospensione dei lavori durante le giornate ventose ed infine sulla troppa discrezionalità lasciata agli organi di controllo (Comune, Arpat, Asl) che “potranno presenziare alle operazioni” di prelievo dei campioni. I rappresentanti del comitato chiedono che le analisi che verranno effettuate sui campioni prelevati non siano mirate sulla sola ricerca di fibre d’amianto in generale, “ma anche sulla sua pericolosa consistenza friabile e specificatamente in tutte le sue forme” e sul rilevamento di metalli pesanti e altri materiali pericolosi per la salute. Dato che alle operazioni di campionatura dello scorso 31 maggio (cui i rappresentanti del Comitato sono stati invitati a partecipare dal sindaco Lucia Baracchini) si è notata l’assenza di Asl e Arpat, il Comitato chiede all’amministrazione di “promuovere tutte le iniziative possibili affinché eventuali altri prelievi siano eseguiti in presenza delle richiamate istituzioni”. (r.s.)



